Bergoglio choc: “Lo Stato Pontificio? Non aveva una mentalità cristiana”

Anche lo Stato della Chiesa ha applicato la pena di morte, ma in quell’epoca ha dimostrato di non avere una mentalità autenticamente cristiana. È un taglio netto con il passato quello che Papa Bergoglio realizza a proposito della pena capitale, intervenendo nell’Aula del Sinodo in Vaticano all’incontro organizzato dal Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, in occasione dei 25 anni dalla pubblicazione della Costituzione Apostolica Fidei Depositum di Papa Giovanni Paolo II che accompagnava l’uscita del “Catechismo della Chiesa cattolica”. Ricorda il Pontefice: «Nei secoli passati, quando si era dinnanzi a una povertà degli strumenti di difesa e la maturità sociale ancora non aveva conosciuto un suo positivo sviluppo, il ricorso alla pena di morte appariva come la conseguenza logica dell’applicazione della giustizia a cui doversi attenere. Purtroppo, anche nello Stato Pontificio si è fatto ricorso a questo estremo e disumano rimedio, trascurando il primato della misericordia sulla giustizia. Assumiamo le responsabilità del passato e riconosciamo che quei mezzi erano dettati da una mentalità più legalistica che cristiana». Infatti, denuncia il Papa, «la preoccupazione di conservare integri i poteri e le ricchezze materiali aveva portato a sovrastimare il valore della legge, impedendo di andare in profondità nella comprensione del Vangelo. Tuttavia, rimanere oggi neutrali dinanzi alle nuove esigenze per la riaffermazione della dignità personale, ci renderebbe più colpevoli».

Bergoglio: “La pena di morte è sempre disumana”

Papa Francesco tiene a chiarire che «qui non siamo in presenza di contraddizione alcuna con l’insegnamento del passato, perché la difesa della dignità della vita umana dal primo istante del concepimento fino alla morte naturale ha sempre trovato nell’insegnamento della Chiesa la sua voce coerente e autorevole. Lo sviluppo armonico della dottrina, tuttavia, richiede di tralasciare prese di posizione in difesa di argomenti che appaiono ormai decisamente contrari alla nuova comprensione della verità cristiana».