Battisti, l’ultima indecenza: «Non devo chiedere scusa ai parenti delle vittime»

«Tutte le morti sono deplorevoli. Ma non c’è motivo che io chieda scusa per qualcosa che hanno commesso altri»: non c’è davvero limite all’indecenza di Cesare Battisti, condannato in Italia all’ergastolo per quattro omicidi, risponde così alla domanda se intenda mandare un messaggio alle famiglie delle vittime che la giustizia italiana gli imputa. Il terrorista afferma di sentirsi “brasiliano” più che italiano dopo tutti gli anni trascorsi lì come rifugiato, anche perché in Italia contro di lui c’è solo «odio e risentimento». E si perché lui, quando sparava a innocenti, lo faceva fors eper “amore”?

La boria non proteggerà comunque Battisti da quello che gli potrà presto capitare.  «Adesso abbiamo un governo veramente democratico in Brasile e non possiamo dare protezione a un criminale. L’estradizione deve essere fatta» ha detto a Milano il sindaco di San Paolo, João Doria.

Un altro brutto segnale è arrivato oggi al terrorista dal ministro brasiliano della Giustizia, Torquato Jardim:  «Cesare Battisti ha rotto il patto di fiduci con il Brasile e la sua vicenda è un ostacolo ai rapporti
fra Brasile e Italia, e al rapporto con tutta l’Unione europea». Il ministro ha coisì esposto alla Bbc  gli argomenti per rivedere la  decisione presa nel 2010 dall’ex presidente Lula di negare  l’estradizione. «Gli italiani non perdonano al Brasile di non aver rimandato indietro Battisti», ha aggiunto Jardim, che  per la prima volta parla dei  negoziati per l’estradizione di Battisti. Secondo Jardim, il tentativo di Battisti di recarsi in Bolivia rappresenta «il fatto nuovo» su cui basare l’estradizione.