Banca Etruria, i giornalisti fuori dall’aula: non devono né vedere né sentire

Nel corso dell’udienza preliminare per il processo del crac di Banca Etruria, nel quale è coinvolto il babbo di Maria Elena Boschi, il Tribunale di Arezzo «ha confinato i giornalisti al di fuori del perimetro del tribunale. Non solo a distanza dal luogo dell’udienza, ma anche separati e lontani dal luogo nel quale i risparmiatori truffati possono manifestare». Lo denuncia Carlo Bartoli, presidente dell’Ordine dei giornalisti della Toscana, che in una nota scrive: «Colgo l’occasione per rilevare ancora una volta quanto le disposizioni del Codice di procedura penale siano anacronistiche e penalizzanti per i cittadini, visto che i giornalisti sono tenuti a distanza dai fatti che devono raccontare».

Crac Banca Etruria, vietato scrivere

«Impedire all’informazione di svolgere il proprio dovere in modo compiuto è il peggior modo per garantire oggettività e trasparenza; per questo – scrive Bartoli – l’Ordine dei giornalisti della Toscana invita il presidente del Tribunale di Arezzo a considerare l’opportunità di una diversa collocazione per i giornalisti che svolgono un servizio per la collettività e che devono dar conto all’opinione pubblica di una vicenda così rilevante, ma anche complessa».

Tra gli indagati il padre della Boschi

Tra gli indagati in questo filone non c’è Pierluigi Boschi, padre del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi, che rivestì la carica di vicepresidente di Banca Etruria nell’ultimo Cda prima del commissariamento. Secondo fonti vicine agli inquirenti, il caso di Pierluigi Boschi sta per andare verso l’archiviazione: l’unico capo d’accusa che lo riguarda è quello relativo alla liquidazione dell’ex dg Bronchi (1,2 milioni di euro), dove lui e altri 13 ex consiglieri di amministrazione attendono il proscioglimento. Il gup Giampiero Borraccia nel corso del dibattimento dovàr decidere anche sulla riunificazione dei due filoni relativi alla bancarotta dell’istituto di credito aretino (che vede coinvolti una ventina tra ex amministratori e membri del cda ripartiti tra i due indagini). Con ogni probabilità, la decisione sulle circa 2.500 richieste di costituzione di parte civile potrebbe essere rinviata alla prossima udienza già calendarizzata per il 2 novembre.