Aule di Catechismo adibite a mensa per profughi: i genitori ritirano i figli

C’è malumore nella parrocchia di San Giuseppe a Como ed è comprensibile. Il catechismo per ora non si fa. Non si risolve il problema dell’accoglienza senza rispetto per le esigenze di tutti. “Niente più lezioni di catechismo finché offriranno la colazione agli immigrati della zona”, come riportato dal Giorno. È accaduto che un gruppo di genitori ha deciso di non mandare più i propri figli a seguire il Catechismo negli stessi locali in cui al mattino la Caritas fornisce la colazione ai profughi che nella zona sono in gran numero. A preoccupare i genitori sono le condizioni igieniche in cui versano i locali a seguito di tale iniziativa, di per sé leggittima. Come si può immginare, un locale dove di mangia e si beve adibito a refettorio per profughi non mantiene gli stessi requisiti di pulizia che qualunque locale richiede per fornire lezioni ai ragazzi come in un’aula. Il parrocco e i responsabili della Caritas dovrebbero garantire tali condizioni per permettere l’uso dei locali ai bambini, dove aver usato quegli stessi ambienti come una sala mensa.

Profughi nelle aule del catechismo

Così non è stato e lo ha ammesso anche lo stesso presidente della Caritas locale, Roberto Bernasconi: “Ci sono dei malumori, ma abbiamo confermato che la struttura resterà sempre pulita. La prossima settimana in occasione delle messe spiegheremo anche l’iniziativa”. Più che spiegare occorrerà dare garanzie di puliziae agibilità. I bambini e i ragazzi che seguono il catechismo per poi accedere alla prima Comunione e alla Cresima avranno il diritto di avere locali puliti? E il requisito minimo ci sembra. I genitori “contestano la mancata comunicazione da parte della parrocchia e della steCaritas, che gestirà materialmente il servizio delle colazioni ai migranti e ai profughi, ma soprattutto la situazione igienica. Temono inoltre che la situazione possa degenerare come sta accadendo nella zona di San Rocco a Como, dove residenti e un gruppo di immigrati sono ai ferri corti». Già, perché il caso delle aule di catechismo è l’ultimo degli episodi di cattiva gestione della presenza di immigrati e profughi. “Non è la prima volta – leggiamo sul Giorno – che i residenti di alcuni quartieri di Como, che gravitano attorno alle parrocchie, protestano per l’accoglienza dei profughi nei locali della chiesa. Era successo anche a Rebbio, dove durante lo scorso inverno i locali della parrocchia erano stati trasformati in dormitorio, a volte anche per una sessantina di senza fissa dimora, che instancabilmente don Giusto andava a raccogliere per le strade del capoluogo durante le notti di gelo”. E i parrocchiani e il catechismo?