Alfano: «L’accordo tra Italia e Libia funziona». E allora, chi aveva ragione?

Oggi anche il ministro degli Esteri Alfano si dice convinto del fatto che, «la cooperazione tra Italia e Libia ha prodotto un crescente contenimento dei flussi migratori illegali, grazie anche alla diminuzione del transito dal confine con il Niger. Ora stiamo lavorando per rendere stabili questi risultati». Il titolare del dicastero della Farnesina, intervistato dal Corriere della Sera in occasione della prima conferenza dell’Osce assieme ai paesi del Nord Africa, che si apre oggi a Palermo, ha ribadito l’appoggio italiano agli sforzi dell’inviato Onu per la Libia, Ghassam Salamé, sottolineando l’importanza di trovare il consenso più largo possibile fra est e ovest del paese. «È evidente – ha rimarcato – che al fondo debba esserci una subordinazione del potere militare a quello civile».

Alfano, la cooperazione Italia-Libia funziona

Eppure, dati e summit a parte,  l’impressione che si ha del Belpaese è quella di una nazione letteralmente invasa dai migranti, e non da ieri, dove i flussi potranno essere in calo, ma dove gli sbarchi sono comunque continui. Forse meno massicci, ma comunque continui. Un paese in cui il miraggio dell’integrazione possibile si allontana ad ogni efferato episodio di cronaca o ad ogni denuncia – nei fatti – di una convivenza difficile. Una realtà disagiata, quella che siamo costretti a vivere in conseguenza di una politica migratoria scellerata che ha imposto fin qui solo l’accoglienza coatta senza prevedere un piano B per l’ospitalità di massa dopo gli approdi, i cui sintomi sono anche le cause del male sociale ormai endemizzato, da Trento a Lampedusa, ovunque. Un malessere elevato all’ennesima potenza anche dalle limitazioni sul campo imposte da paesi a noi vicini la cui chiusura a doppia mandata agli arrivi dalla Libia – con tanto di militari schierati al confine e muri eretti a presidio del territorio – ci ha ulteriormente penalizzato. Non a caso, proprio a riguardo lo stesso Alfano poco fa ha sottolineato che «con l’Austria la strada è quella di una gestione efficiente e leale della frontiera comune, ricordando che fin qui sono stati di più i transiti dall’Austria verso l’Italia che viceversa».

Quell’intuizione geniale dell’accordo tra Berlusconi e Gheddafi

Eppure, se tra muri e confini militarizzati, sbarchi incontrollati e accoglienza coatta in strutture ormai al collasso da anni, in qualche modo la cooperazione tra Italia e Libia dimostra di cominciare a funzionare, in pochi si dimenticano di menzionare che gli esiti di oggi sono sempre e comunque il frutto dell’intuizione geniale che l’allora premier Berlusconi e il generale Gheddafi tradussero in un accordo siglato nel 2008, e grazie al quale l’Italia negli anni scorsi vide davvero ridursi il numero dei clandestini in arrivo sulle nostre coste, (oltre che poter disporre anche di maggiori quantità di gas e di petrolio libico). Un accordo firmato dal raìs e dal leader di Forza Italia a Bengasi, che siglò un accordo di «amicizia, partenariato e cooperazione» tra Italia e Libia che davvero andò fattivamente contro i commercianti di schiavi, e nel segno del contrasto all’immigrazione clandestina. Quella che poi, negli anni successivi, avrebbe drammaticamente ripreso piede fino a oggi.