A sinistra è sempre lotta continua. Su Renzi l’incubo del risultato siciliano

A vederla è uno spettacolo questa sinistra che strepita, urla e litiga senza avvedersi della minacciosa sagoma dell’iceberg elettorale che le sta di fronte. Renzi gongola perché gli scissionisti dalemian-bersaniani riuniti sotto la sigla Mdp hanno svelato tutta la loro irrilevanza nel momento in cui la loro defezione al Senato sul Def, il documento alla base della manovra economica del governo, è stata vanificata dall’immediato soccorso delle truppe agli ordini dell’innominabile Denis Verdini. Nello stesso tempo D’Alema trova il tempo di sfruculiare Giuliano Pisapia, un giorno astro nascente e l’altro cadente di Campo Progressista, ennesimo esperimentuccio in corso nella gauche all’italienne. Pisapia, però, non ha tempo per litigare con D’Alema perché a sua volta impegnato a trattare con la minoranza del Pd, – ma lui, chissà perché, è convinto che sia la maggioranza – per tentare di incollare un’area, la sinistra appunto, che mai come in questo momento si è frantumata in mille rivoli che difficilmente torneranno a fare un fiume. Più che un federatore, Renzi si è rivelato un’impareggiabile centrifuga. Certo, il suo obiettivo è chiaro: isolare gli scissionisti e lasciarli a cantare Bandiera rossa con il pugno alzato. Per questo, Pisapia lo arruolerà volentieri, così come imporrà ai governatori di stretta osservanza di non far mancare una loro lista alle prossime elezioni. Al centro, invece, schiererà un moderato come il ministro Calenda raccomodandogli in ogni caso di non far intravedere più di tanto la pelata di Angelino Alfano, cui – per campare – tocca fare la parte dello zio imbarazzante da chiudere nello sgabuzzino all’arrivo degli ospiti. Peccato solo, per Renzi, che prima delle elezioni politiche arrivino quelle siciliane. E se i sondaggi troveranno conferma nelle urne, per lui sono dolori. In pole, infatti, c’è Nello Musumeci, in quota centrodestra, seguito dal grillino Cancelleri. Molto più distanziati i protagonisti del derby a sinistra: Fava, per Mdp, e Micari, indicato da Leoluca Orlando e sostenuto da Pd e centristi di Ap. Dovesse vincerlo Fava, la leadership di Renzi ne verrebbe a dir poco compromessa. A tal punto da farlo passare sotto le Forche Caudine di nuove primarie aperte, il cui esito, manco a dirla, è da tripla.