Zanzare infette, a Roma 8 zone “rosse”. I sintomi della Chikungunya? Pustole e febbre

I sintomi sono dolori articolari, febbre alta e in un secondo tempo pustole e sfoghi cutanei. Nel Lazio i caso di contagio sono già 17, molti dei quali ad Anzio, mentre a Roma si contano almeno sei persone con disturbi ricollegabili a punture di zanzare infette con conseguente infezione da Chikungunya. Ecco perché l’allarme, anche nella Capitale, è molto alto, al punto da convincere la sindaca Virginia Raggi a ordinare una serie di interventi da parte delle Asl per le disinfestazioni straordinarie. “Gli interventi straordinari”, spiega il Campidoglio, “sono già iniziati con i trattamenti larvicidi a seguito delle prime segnalazioni di venerdì scorso”. Le zone interessate dalla disinfestazione sono diverse e riguardano 8 quartieri: Portuose, Acilia, Appio, Tor Marancia, Eur, Ardeatino, Grotta Perfetta, San Giovanni. 

Allarme per la carenza di sangue

«Abbiamo in programma una riunione domani con tutti i presidenti Avis regionali, per mettere a punto un Piano d’emergenza e sopperire all’inevitabile carenza di sangue che si verrà a creare a Roma dopo lo stop alle donazioni ordinato per il territorio della Asl Rm2. Si pensi che la Capitale ha, già in partenza, una carenza ‘storica’ media di 48.000 sacche di sangue l’anno, carenza che si riesce a colmare in parte, con 16.000 unità dalle province laziali e con 26.000 sacche dalle altre regioni». A lanciare l’allarme conseguente alle misure preventive messe in campo a seguito dei 17 casi di Chikungunya è Fulvio Vicerè, presidente Avis Lazio.
«Sicuramente – spiega  – si verranno a creare delle carenze. Ma stiamo già lavorando in collaborazione con le nostre sedi regionali per cercare di arginare il problema. Purtroppo Roma ha una carenza storica di sangue, e sono le regioni del Nord (Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia) che di solito ci aiutano di più a sopperire al problema. I donatori stanno comunque rispondendo ai nostri appelli per far sì che, se non sono fra quelli a rischio, si presentino più frequentemente nelle nostre sedi. E’ un problema che comunque ci preoccupa, perché riguarda la salute pubblica, che si affianca alla consapevolezza che la garanzia di aver sangue in tutta Italia non l’abbiamo mai avuta. E’ un problema di cultura. Una persona sana può sempre donare il sangue e questa, anche se preferirei non si agisse in emergenza, potrà essere un’altra occasione per sensibilizzare su questo tema».

Che cos’è il virus Chikungunya

La prima epidemia nota – secondo un sito specializzato in malattie infettive –  è stata descritta nel 1952 in Tanzania, anche se già nel 1779 era stata descritta un’epidemia in Indonesia forse attribuibile allo stesso agente virale. A partire dagli anni Cinquanta, varie epidemie di chikungunya si sono verificate in Asia e in Africa. In Europa nell’agosto 2007 sono stati notificati i primi casi autoctoni in Emilia Romagna. In caso di contagio, dopo un periodo di incubazione di 3-12 giorni, si manifesta una sintomatologia simil-influenzale che include febbre alta, brividi, cefalea, nausea, vomito e soprattutto importanti artralgie (da cui deriva il nome chikungunya, che in lingua swahili significa “ciò che curva” o “contorce”), tali da limitare molto i movimenti dei pazienti che quindi tendono a rimanere assolutamente immobili e assumere posizioni antalgiche. Un altro importante vettore è Aedes albopictus, comunemente chiamata zanzara tigre, che è anche presente nei centri abitati del nostro paese.