Vietato parlare italiano negli asili di Bolzano: e il bilinguismo annienta l’italiano

Vietato parlare italiano negli asili di Bolzano. O meglio, sarà possibile dialogare attraverso l’idioma italico solo con i genitori di bambini extracomunitari che, essendo magari in Alto Adige da poco tempo, non hanno avuto la possibilità di imparare il tedesco. La denuncia è partita da un’insegnante del posto, sollecitata a comunicare con i piccoli utenti dell’asilo in cui insegna solo in tedesco: con buona pace del bilinguismo che in teoria dovrebbe vigere come regola in quella Regione a Statuto Speciale.

Vietato parlare italiano negli asili di Bolzano: la denuncia di un’insegnante

La denuncia, rilanciata in queste ore dal sito di Italia Oggi, e che nelle ultime ore si è alimentata di nuove polemiche, rinfocolando un dibattito che un diktat partito nei giorni scorsi dall’Intendenza ha messo in difficoltà maestre e utenti del servizio scolastico, torna sulla spinosa questione a tutt’oggi irrisolta – nelle coscienze e nelle amministrazioni locali – del bilinguismo, rimessa al centro del dibattito da Cornelia Brugger, l’insegnante che è tornata a porre l’atavico dilemma facendosi portavoce, come scriveva nei giorni scorsi un’edizione dell’Alto Adige, «del disagio e delle difficoltà delle insegnanti di fronte alla strategia della Svp, annunciata pubblicamente nelle settimane scorse, per scoraggiare l’iscrizione di bambini italiani ed extracomunitari nelle scuole materne di lingua tedesca». Come riportato, infatti, sempre dal sito dell’Alto Adige, «dal 2018-2019 ci sarà anche la centralizzazione delle iscrizioni a Bolzano, Merano e Laives, e i bimbi non di madrelingua non avranno più diritto al posto nella scuola indicata dai genitori». E torna prepotentemente in auge l’annosa questione del bilinguismo nella Regione a Statuto Speciale, con annesse tutte le sue difficili applicazioni di fatto.

L’annosa questione del bilinguismo e le sue mancate applicazioni di fatto

Come noto, ma forse non a tutti, lo scorso mese di luglio, l’assessore provinciale alla Scuola tedesca, Philipp Achammer, aveva annunciato «un pacchetto di misure per riequilibrare i bambini che non sono di lingua tedesca» per «diluire il numero dei bambini italiani o stranieri in più strutture e in più sezioni». Dunque un’esigenza di tipo logistico avrebbe indotto la regione, dove la Svp è il partito del presidente della Provincia di Bolzano e governatore del Trentino, Arno Kompatscher, a correre ai ripari dettati da “nuove” esigenze socio-demografiche e, dunque, scolastiche. Le maestre però – o almeno quella che ha lanciato l’allarme – sarebbero in difficoltà ad ottemperare a quanto previsto e ribadito dalle dirigenti scolastiche, tra le quali colei a cui l’insegnante che ha denunciato la querelle, avrebbe detto: «Siamo una scuola di madrelingua tedesca e quindi niente italiano. Né coi bambini, né coi genitori italiani». La soluzione sarà l’istituzione di un modello scolastico “bi-trilingue”, su prototipo di quella ladina, da aggiungere alla scuola italiana e tedesca? Mah… Quel che è certo, al momento, è che l’Alto Adige, ancora una volta, si riscopre separato e monoidioma, con buona pace dei sostenitori del bilinguismo che, allo stato fatti, è e resta un lontano miraggio nell’oasi delle possibilità che non si riesce a tradurre in fatti.