Usa, la stampa americana se la prende con Trump anche per l’uragano Harvey

Anche le poche offerte di aiuto giunte dopo il passaggio dell’uragano Harvey sono, per la stampa americana, un motivo per attaccare Donald Trump. A trattare l’argomento, tra gli altri, sono stati il Miami Herald e il Washington Post. Quest’ultimo, in particolare, ha ricordato come dopo il passaggio di Katrina, oltre 150 Paesi si fecero avanti offrendo il loro aiuto in volontari, beni e denaro per far fronte alle devastazioni. Tra questi il Bangladesh, la Thailandia, la Germania, l’Olanda, il Kuwait, il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti, ma anche il Canada e Messico.

Dopo Harvey poche offerte di aiuto

Dopo il passaggio di Harvey, rileva il Washington Post, sembra invece che pochi Paesi abbiano offerto pubblicamente il loro aiuto: l’Unione europea ha offerto satelliti; il Messico «aiuto e coordinamento» al Texas, senza entrare nel merito; il Canada, Taiwan, il Venezuela sostegno in altre forme. Nel corso di un briefing alla Casa Bianca, il portavoce Thomas Bossert ha riferito che i leader messicano e canadese hanno chiamato il presidente Donald Trump, ma non è stato affrontato in particolare il tipo di contributo di questi Paesi. «Il presidente – ha detto – non è sceso nel dettaglio, e neanche lo hanno fatto i capi di Stato che hanno chiamato. Quindi credo che il loro scopo primario fosse quello di fare le condoglianze al presidente per le vittime».

Tutta colpa di Trump

Per il Washington Post, è possibile che altre offerte di aiuto arrivino e che i vari Paesi stiano cercando semplicemente di capire come evolve la situazione. Più esplicito, invece, il Miami Herald, con un articolo affidato a Markos Kounalakis, professore alla Central European University. «Forse un Dipartimento di Stato distratto non è in grado di gestire le offerte di aiuto provenienti dall’esterno. Oppure potrebbe trattarsi di una reazione a una Casa Bianca deliberatamente autocentrata e pericolosamente provocatoria». «Trump – ha scritto – si aliena amici ed alleati lasciando intendere chiaramente che America first si traduce in una politica di aiuti che equivale a ciascuno per sé». Insomma, tutta colpa della Casa Bianca.