Terrorismo islamico: ecco perché l’Isis non ha ancora fatto stragi in Italia

“Sicuri fino ad ora”: è il titolo di un articolo dell’Economist dedicato alla situazione italiana nel contrasto al terrorismo islamico e al fatto che, a differenza degli
altri Paesi europei, il nostro Paese non sia stato colpito da attentati su larga scala. «La lotta contro i criminali fortemente organizzati in Italia ha dato alla polizia una ricchezza di esperienze nel monitorare gruppi strettamente legati tra loro. È stata rafforzata dalla campagna per sottomettere i terroristi di sinistra e di destra che avevano seminato lo scompiglio in Italia negli anni ’70 e ’80».

Polizia, magistratura e leggi per la prevenzione 

«La criminalità organizzata e il terrorismo – scrive l’Economista – hanno anche incoraggiato i giudici ad assumere un atteggiamento più orientato – rispetto agli altri paesi europei – ad emettere mandati per le intercettazioni telefoniche e particolarmente attraverso la sorveglianza elettronica delle conversazioni dei sospetti. La recente storia dell’Italia può anche spiegare il suo approccio di linea dura verso gli apologeti del terrorismo». 

C’è poi da considerare “il numero di combattenti stranieri provenienti da ogni paese europeo”, che “offre una guida alla radicalizzazione. Uno studio dell’American National Bureau of Economic Research, utilizzando dati del 2014-15, ha evidenziato solo 87 foreign fighters italiani, contro 760 della Gran Bretagna e forse 2.500 della Francia (tutti e tre i paesi hanno popolazioni simili)”.

Michele Groppi, che insegna all’Accademia di Difesa del Regno Unito, fa notare un altro importante fattore: l’evidenza suggerisce che, nel momento in cui Al-Qaeda era la forza dominante nel mondo jihadista, essa ha usato l’Italia come base logistica in Europa. «Questo è ciò che ci ha tenuto al sicuro, essi avevano bisogno di noi».

La situazione è cambiata: alcuni jihadisti che hanno recentemente ottenuto notorietà hanno avuto legami con l’Italia. Tra loro Youssef Zaghba, un italiano nato in Marocco e uno dei tre terroristi che ha usato un camion ed alcuni coltelli per uccidere 8 persone sul London Bridge il 3 giugno scorso. Groppi “è preoccupato perché se la Libia dovesse diventare il prossimo teatro dell’insurrezione jihadista, l’Italia ed il Vaticano potrebbero diventare i principali bersagli”, nota il settimanale britannico.