Stupro di Rimini, la “risorsa” Butungu gridava: “Tagliamole la faccia…”

Restano in carcere, e in isolamento, i quattro indagati accusati del duplice stupro della notte del 25 agosto a Rimini. I due fratelli marocchini di 15 e 17 anni e il nigeriano di 16, accusati in concorso col maggiorenne Guerlin Butungu, congolese di 20 anni, hanno agito insieme ma il gip non vuole che i quattro comunichino tra loro per concordare una versione di comodo. Ma i dettagli più raccapriccianti emergono dalle testimonianze delle vittime di quella notte, che puntano l’indice soprattutto sul leader, la “risorsa” arrivata da Lampedusa (come lo definirebbe la Boldrini), Guerlin Butungu, che diede il peggio di sé con la trans, alla quale, prima di stuprarla, chiese a più riprese se fosse uomo o donna.

I verbali con le frasi di Butungu

“Tu chi cazzo sei, uomo o donna? Tu che hai, la figa o il cazzo?. Se c’hai il cazzo ti ammazziamo”. Poi il congolese ordina ai complici marocchini di tagliarle la faccia. Nei verbali c’è anche il racconto della ragazza polacca violentata davanti al suo amico. “L’incubo è cominciato con uno stentato ‘where are you from?’ pronunciato da uno degli africani. A quel punto – si legge nella deposizione della ragazza – “l’uomo, sempre in inglese ci ordinava testualmente ‘dateci il portafogli e i telefoni’ e poi venivamo aggrediti dall’ uomo che avevamo di fronte che subito colpiva il ragazzo al volto facendolo cadere a terra mentre dall’oscurità si materializzavano davanti a me prima due persone poi un terzo che mi immobilizzavano, buttandomi a terra, poggiandomi di schiena sulla sabbia e colpendomi con più colpi al volto, alla testa e sul corpo”. La ragazza – che riesce a vedere il suo amico lì vicino, “immobilizzato pure lui sulla sabbia con una persona sopra, i tenevano per la gola quasi da strozzarmi, facendomi rimanere senza respiro, una violenza “interminabile, durata più di venti minuti, durante la quale “mi dicevano in inglese ‘I kill you’ e sentivo che il mio amico veniva picchiato brutalmente”. La ragazza era stata quindi trascinata in acqua e poi di nuovo sulla spiaggia, immobilizzata ed ancora violentata.