Stop allo Ius soli. Il Pd lo vuole a parole, poi si fa due conti e lo blocca

Lo Ius soli resta fuori dal calendario dei lavori d’aula di palazzo Madama. Lo si è appreso al termine della conferenza dei capigruppo del Senato.

La legge sullo Ius soli non ha i numeri

Loredana De Petris di Sinistra italiana e presidente del gruppo Misto ha riferito di aver chiesto che il ddl sulla cittadinanza venisse inserito all’ordine del giorno di una seduta successiva al 4 ottobre, senza però ottenere seguito. «Portare oggi nell’aula del Senato lo Ius soli significherebbe condannarlo a morte certa e definitiva», ha detto il capogruppo Pd a Palazzo Madama, Luigi Zanda, facendo riferimento alla posizione di contrarietà ribadita da Ap. Conti alla mano, mancano alla maggioranza 24 voti. «Purtroppo – ha commentato Zanda – i sette senatori di Sinistra italiana e i pochi di altre componenti che, oggi, voterebbero a favore del provvedimento non sono sufficienti a formare una maggioranza che possa approvarlo».

Rampelli: «Se il Pd insiste, voteranno tutti per noi»

Dietro la cautela del Pd, però, potrebbe esserci anche un altro calcolo, quello politico. «Se insistono peggio per loro, voteranno tutti per noi», aveva detto il capogruppo alla Camera di FdI, Fabio Rampelli, prima che si sapesse del blocco dell’iter della legge. «Nessuno capirà – aveva aggiunto Rampelli – il motivo per cui, in piena ondata migratoria, occorra facilitare l’acquisizione della cittadinanza italiana, in presenza di una legge attuale che funziona e che ha prodotto 250mila stranieri naturalizzati nel 2016, a fronte di 470mila bambini nati». «Riforme così rilevanti come quelle sulla cittadinanza non possono entrare nell’agenda parlamentare di un governo che sta in piedi per miracolo. Se facciamo il conto delle riforme che i governi Renzi-Gentiloni hanno tentato di fare, a cominciare da quella costituzionale – era stata la conclusione di Rampelli – il risultato per il Pd è drammatico».

Gasparri: «Il referendum affosserebbe la legge»

Una considerazione simile era stata fatta anche dal vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri. «Qualche sciagurato continua anche oggi a invocare il ricorso al voto di fiducia. Sarebbe un fatto gravissimo e inaccettabile, non essendoci alcun motivo di necessità e urgenza per approvare lo Ius soli». «Il Pd lasci perdere finché è in tempo», era stato l’avvertimento dell’esponente di Forza Italia, per il quale i dem potrebbero anche «con uno sgarbo istituzionale tentare di portare a casa questa legge folle», ma sarebbero comunque «travolti da una marea di voti degli italiani che la affosserebbero con il referendum popolare di cui ci faremo promotori». Difficile credere che anche nel Pd, a dispetto delle molte voci che chiedono l’approvazione della legge, non sia stato fatto lo stesso ragionamento.