Siciliano nella lista dei foreign fighters a Londra. Il sindaco: «Nessuno è al sicuro»

C’è anche un italiano, per l’esattezza un siciliano originario di Termini Imerese, nella lista dei foreign fighters pubblicata dal Daily Mail sui ospetti foreign fighters dell’Isis tornati dalla Siria nel Regno Unito. «È la conferma che nessuno è invulnerabile, nessuno è più al sicuro e anche i piccoli e medi centri di provincia possono essere interessati da questo triste fenomeno. Per questo motivo è necessario tenere alta la guardia». A dirlo è Francesco Giunta, sindaco di Termini Imerese (Palermo), commentando la notizia pubblicata dal Daily Mail sul giovane Gianluca Tomaselli, 28 anni, originario della cittadina del Palermitano, che spicca in quell’inquietante elenco stilato dal quotidiano britannico che ha lanciato l’allarme.

Italiano nella lista dei foreign fighters a Londra

«Di lui qui non c’è traccia», si è affrettato a chiarire il primo cittadino della cittadina del Palermitano, spiegando che «dagli accertamenti compiuti è emerso che questo ragazzo non è mai stato residente a Termini Imerese: è nato qui – ha proseguito il sindaco Giunta – ma non ha frequentato le nostre scuole, né mai ha vissuto in città». nel Regno Unito, invece ha vissuto e da lì si è spostato, alla volta della Siria passando dalla frontiera turca, forse per un addestramento sul campo, forse per arruolarsi proprio nelle milizie al fronte. Secondo quanto riporta il quotidiano in un articolo sulle indagini incentrate sull’attentato di Londra, Tomaselli, che viveva nel quartiere di Camden e lavorava come posteggiatore in un parcheggio del Whipp Corss Hospital, nel 2013 sarebbe partito alla volta della Siria, passando dalla Turchia. Quindi, una volta tornato a Londra nel 2014, sarebbe finito nel mirino dell’Mi5, il controspionaggio britannico.

Il sindaco: «Mai abbassare la guardia»

«È una notizia che inevitabilmente ci preoccupa – dice ancora Giunta – perché siamo abituati a pensare che i piccoli comuni siano estranei al fenomeno del terrorismo. Spesso siamo portati a considerare un’esagerazione l’innalzamento delle misure di sicurezza, invece queste notizie ci confermano che l’allerta deve essere massima ovunque». E che ovunque, anche nelle realtà più piccole, anche tra le persone più insospettabili, possono annidarsi i germi del terrore jihadista: quello che, attraverso i suoi miliziani, pronti ad arruolarsi tra le fila dei terroristi stragisti, punta a diventare pericolosamente operativo.