Scandalo concorsi truccati? Ma l’Italia è fondata sulla raccomandazione

Perciò, pare che in Italia si trucchino i concorsi. Quelli a cattedra. Sembra che per vincerli, i concorsi, basti essere amico, sodale, parente: non necessariamente bravo e preparato. Quelli sono di più non richiesti. Insomma, si scoperchia una pentola. E dal tanfo si scopre che c’era una cupola che decideva i destini di alcuni. Tanti. Ma dai! Una notiziona che sta provocando stupore e choc. Chi l’avrebbe mai mai creduto possibile? Era mai immaginabile che nel Belpaese qualcuno pensasse esclusivamente agli affaracci suoi, brigando, promettendo e organizzando clan e cordate? E, no. Mai e poi mai lo si sarebbe potuto concepire. Cosicchè, adesso, il dubbio si manifesta: se l’hanno fatto i professoroni, i maghi del tributo, i cattedratici di chiara fama, persino gli ex ministri transitati, tra un Cda e l’altro, sulla poltrona di Quintino Sella, chissà quant’altri dell’italiaca schiatta l’han fatto. Eccolo snocciolato il cuore del problema. Ecco quel che in verità emerge dall’indagine della Guardia di Finanza a seguito di denuncia da parte di un ricercatore meno accomodante di altri. Al quale avrebbero chiesto di ritirarsi da uno dei concorsi perché avrebbe dovuto vincere qualcun altro e che, invece di chinare la testa, è entrato in modalità 007 e s’è messo a registrare tutti i colloqui con i membri della commissione. Un’anomalia evidente, il ricercatore. Un’eccezione. E fors’anche un temerario. Perché, magari senza saperlo o volerlo, ha denunciato l’Italia intera. Il cui tratto più profondo è la raccomandazione, la segnalazione.  È fondata su questo, l’Italia. Non sul lavoro, come da articolo 1 della Costituzione-più-bella-del-mondo: quello, il lavoro, non essendoci sempre e per tutti, lo si dà per l’appunto all’amico, al parente. È fondata sulla ricerca continua della persona giusta, l’Italia. Quella che t’aiuta coi concorsi e ti sistema. Che ti garantisce tranquillità e futuro. Una attività primaria alla quale l’intero nucleo familiare partecipa. Ora, dico: scrolliamoci di dosso qualche chilo di ipocrisia e guardiamo al pubblico, ma anche al privato. Ad ogni settore lavorativo. Scopriremo quel che già sappiamo. Cioè che è così dappertutto. Così come, a sbagliare sono solo e sempre gli altri. Fino alla successiva inchiesta.