Rutelli distrugge la legge Fiano: «L’antifascismo di oggi è stupido…»

«Se qualcuno vuole riorganizzare il partito nazionale fascista va perseguito, ma se qualcuno ha nella sua biblioteca l’opera omnia di Mussolini è una memoria storica e non un reato». Francesco Rutelli, ex sindaco di Roma ed ex candidato premier, ha le idee molto chiare sulla legge Fiano, quella che commina pene “esemplari” a chi ostenta, con idee sui social o gadget, la propria nostalgia per il Ventennio fascista. Rutelli ritiene che ci sia una netta differenza tra ricostituzione del partito fascista e rievocazione della storia. E in un’intervista al Messaggero cita Pier Paolo Pasolini: «Diceva che buona parte dell’antifascismo di oggi o è stupido o è pretestuoso: perché finge di dar battaglia a un fenomeno morto e sepolto». Per Francesco Rutelli, “è giusto porre argine a chi si presenta con simbologie totalitarie, però bisogna individuare con precisione le fattispecie che sono reato. Sennò, partono provocazioni, risentimenti, risse, e si ricade in una scimmiottatura assurda da guerra civile da condominio…”.

«Il giudizio storico su quel periodo è indiscutibile. L’Italia ha condannato e condanna il fascismo. Però non si può riscrivere la storia con l’accetta. Se ci si mette in questo ordine di idee che facciamo: cancelliamo i fasci littori sui tombini o i residui del motto Credere Obbedire Combattere che stanno negli edifici dell’Opera Nazionale Combattenti?». La risposta, dunque, è netta anche sui propositi di nei antifascisti di cancellare o sbianchettare i simboli del Ventennio: «Riproporre in Italia, alla fine del secondo decennio del secondo millennio l’eliminazione di elementi che fanno parte del nostro paesaggio, significa riportare all’attualità immediata un tema che appartiene invece alla dimensione storica. I monumenti – aggiunge Rutelli – non devono minimamente essere presi a pretesto per riattizzare vecchie conflittualità. Prenda Sisto V. Dopo che noi cristiani animo distrutto migliaia di cose della civiltà romana perché pagane, quel Papa, alla metà del’550, recupera gli obelischi. Gli mette sopra le croci. E in cima alle due colonne che non era stato possibile abbattere, in quella trainata ci piazza San Pietro e in quella antonina San Paolo».