Riapre la caccia: la Protezione animali attacca governo e Regioni

Non sono bastate le firme di 300mila persone contro la riapertura della stagione della caccia. Da oggi i cacciatori italiani sono tornati a sparare. «Grazie al silenzio-assenso del ministro Galletti e del governo tutto, premier compreso – dopo le pre-aperture di inizio mese – riparte il rito di sangue delle doppiette. La stagione venatoria entra dunque nel vivo nonostante 300mila persone, attraverso i canali web di Enpa, abbiano in pochissimi giorni chiesto allo stesso esecutivo di fermare la caccia». Lo afferma in una nota l’Ente nazionale di protezione animali. «Uno stop reso necessario – si sottolinea – dalla gravissima emergenza ambientale per la siccità e gli incendi che ha devastato intere popolazioni di selvatici e più di 100mila ettari di territorio, in buona parte protetto. Misure straordinarie di forte limitazione della caccia le aveva sollecitate persino l’Ispra, l’istituto scientifico di riferimento per la fauna selvatica, che dipende proprio dal ministero dell’Ambiente e che in genere è sempre prudente nelle proprie valutazioni».

“Le Regioni in stato di calamità non hanno fermato la caccia”

«Ma, pur avendone facoltà, le Regioni – 11 delle quali avevano chiesto lo stato di calamità naturale – hanno ignorato l’emergenza, limitandosi nel migliore dei casi a qualche provvedimento di facciata, privo di sostanziale efficacia. Di fronte all’indifferenza di amministrazioni comunque molto sensibili al consenso venatorio, il ministro Galletti, cioè la figura istituzionale responsabile per la tutela del nostro patrimonio faunistico, avrebbe dovuto e potuto sollecitare un intervento del governo per fare ciò che le regioni non vogliono: adeguare i calendari venatori al parere dell’Ispra. Tuttavia il ministro, come quasi sempre ha fatto negli anni del suo dicastero, si è disinteressato degli abitanti più fragili del Paese. Proprio per questo nei giorni scorsi l’Enpa, insieme con altre associazioni (Lac, Lav e Lipu), ha inviato una diffida legale al ministro, affinché provveda in tal senso. Ma ancora oggi tutto tace».