Primarie grilline da ridere, Di Maio come Ciccio Kim: o lui o nessuno

Luigi Di Maio è il candidato unico alle primarie online indette dal M5S per individuare (si fa per dire) il candidato premier alle elezioni politiche del prossimo anno. Questo è il responso allo scadere del termine fissato per le 12 di oggi dal blog di Beppe Grillo. Praticamente un deserto: non c’è Alessandro Di Battista, che continuerà a fare la spalla di Di Maio, giubilata la Lombardi, che correrà per la regione Lazio, restava in piedi la candidatura di Roberto Fico, considerato come un possibile antagonista del vicepresidente della Camera. Ma di lui si è dileguata persino l’ombra.

Scaduto alle 12 il termine per le candidature online

Di Maio corre da solo, con buona pace dell’«uno vale uno», dell’«orizzontalità della rete» e delle magnifiche sorti e progressive dell’assemblearismo a colpi di “vaffa…”. La musica è cambiata, e non certo in direzione della concessione di una maggiore democrazia interna da parte della Casaleggio&Associati: Anzi. Il candidato unico in una competizione interna è una novità finora sconosciuta alle democrazie occidentali. Perfino in quelle organizzate nel 2005 dall’Ulivo per incoronare Prodi, furono salvate le apparenze con sei comparse nessuna delle quali aveva la benché minima speranza di competere con il Professore appoggiato da Ds e Ppi. Molto  più sincero Berlusconi, che di primarie non ne vuol sentire. Eppure le vincerebbe a mani basse. Di Maio come Kim Jong-un, sfruculiano dal Pd all’indirizzo dei Cinquestelle. A preoccupare Grillo, tuttavia, non sono gli sfottò avversari quanto le polemiche interne, mai così diffuse ed esplicite.

La rivolta della base: troppi poteri a Di Maio

Ai militanti e soprattutto ai parlamentari non va giù che l’incoronazione di Di Maio si sia portata appresso la modifiche delle regole interne a suo vantaggio. Ora, infatti, è lui il «capo politico», come lo ha polemicamente definito in un post su Fb il deputato grillino Luigi Gallo. E non senza ragione visto i poteri di cui dispone: indice le votazioni in “rete”, sceglie i temi da mettere in votazione, definisce le regole per le candidature, può far ripetere una votazione, sceglie il collegio dei probiviri (organo di garanzia che si occupa delle espulsioni) da mettere ai voti e con la consultazione online può cancellarne la decisione. In pratica, è lui il nuovo Grillo. Apposta la reazione online si è sbizzarrita fino a parlare di «regolamento degno di una dittatura» mentre altri già invocano il ritorno dell’ex-comico sulla tolda di comando. Insomma, la festa è appena cominciata. Eppure, sembra già finita.