Paziente morto dopo il trapianto, gli ospedali replicano: «Il cuore era sano»

Il Centro nazionale trapianti e la direzione del San Camillo smentiscono l’ipotesi che il cuore trapiantato su un paziente cardiopatico morto nell’ospedale romano fosse malato. I vertici del San Camillo, in particolare, parlano di «stupore e dispiacere» per le notizie sul trapianto riportate dalla stampa, «non rispondenti al vero e sulle quali la Procura non ci ha mai contattato».

Il San Camillo replica alle accuse: «Il cuore era sano» 

«Il nostro ospedale esprime nel campo dei trapianti un’eccellenza internazionale. E in questo settore i protocolli sono rigidissimi. Tra l’altro una notizia così, in un sistema che soffre per mancanza di organi, non fa bene a nessuno», ha spiegato il direttore generale del San Camillo, Fabrizio d’Alba, ricordando che «la nostra struttura ha impiantato oltre 200 cuori e 100 organi artificiali dal 2001, anno in cui è stato avviato il programma». È stato poi il direttore del centro trapianti dell’ospedale, Francesco Musumeci, a ribadire che il cuore trapiantato «era sano». «Tra l’altro non apparteneva a un 60enne come riportato da alcuni media, ma a un 46enne morto dopo un tuffo in piscina», ha aggiunto, spiegando che il cuore del donatore era stato sottoposto a coronarografia, ecocardiogramma e non aveva avuto necessità nemmeno di farmaci, considerato il suo buono stato. 

Il centro nazionale trapianti: «Corretto anche il trasporto»

Ad assicurare che tutto si è svolto correttamente è stato anche il direttore del Centro nazionale trapianti, Alessandro Nanni Costa. «È stata eseguita una valutazione attraverso un elettrocardiogramma e una ecocardiografia, che esamina l’organo a livello strutturale e funzionale, oltre a una coronarografia. I test sono risultati negativi. Per la nostra rete trapiantologica questo cuore rispettava i criteri di idoneità», ha detto, spiegando che la procedura prevede poi anche la valutazione dell’equipe chirurgica che prende in carico l’organo, in questo caso quella del S.Camillo. «Ho appena parlato con il chirurgo che ha operato, mi ha detto che era tutto a posto e la funzionalità cardiaca è stata verificata in vivo. I familiari hanno citato problemi nel trasporto dell’organo, ma noi abbiamo rilevato tempi corretti fra il prelievo del cuore e il trapianto. In ogni caso – ha proseguito il direttore del Centro nazionale trapianti – anche il Cnt ha eseguito un audit e lo ha consegnato all’autorità giudiziaria. Qui noi ci fermiamo. Tutti i dati a nostra disposizione sono stati consegnati in totale trasparenza all’autorità giudiziaria».

Il San Raffaele: «Svolte tutte le analisi per il trapianto»

Anche dall’ospedale San Raffaele di Milano, da cui il cuore era partito e dove sono state svolte verifiche per ricostruire la vicenda, hanno confermato che il cuore era sano e smentito le notizie circolare sull’età e sulle condizioni del donatore. Confermato inoltre lo svolgimento di tutte le analisi, anche strumentali, necessarie in questi casi.