Paura in chiesa, un marocchino aggredisce il prete e gli sputa in faccia

Un marocchino di Mantova è entrato in chiesa minacciando e insultando il parroco di 97 anni. Non sapeva come pagare le sue bollette. Come riporta il Giornale don Antonio Bottoglia stava tranquillamente confessando una donna, quando, dal nulla, è entrato in chiesa il marocchino che ha chiesto il denaro. Il parroco intimorito ha riposto che al momento non poteva dargli nulla.  È scattata così l’ira del marocchino: l’uomo è passato dagli insulti, alle frasi incomprensibili e alla fine allo sputo in faccia. È stata allertata la polizia che dopo aver rintracciato l’uomo, ha deciso di denunciarlo per “turbamento di funzioni religiose del culto di una confessione religiosa”.

Marocchino  minaccia un sacerdote, le polemiche

Una denuncia che però non convince proprio tutti, tantomeno, come si legge sempre sul Giornale,  il leghista Roberto Marcato: «Il parroco in questione ha sùbito una doppia violenza: prima dalla parte di una risorsa e successivamente da parte dello stato che accusa il marocchino solo di turbamento di funzioni religiose. Ci vorrebbe l’aggravante straniero. Li accogliamo, li proteggiamo, li paghiamo e poi questi sono i risultati. Dovrebbero pagare il doppio”. Parole forti che fanno riferimento anche a quanto detto del primo cittadino di Mantova, il dem Mattia Palazzi, il quale ha affermato che non conta la nazionalità ma il fatto che la persona paghi per ciò che ha commesso, mettendo così a tacere gli eventuali commenti razzisti in merito alla questione. Secondo Marcato, quanto accaduto, non fa altro che aumentare la sfiducia degli italiani nei confronti dello Stato e dei suoi provvedimenti. «Se vado in giro a sputare in faccia alla gente e a minacciarla, mi prendono e mi portano via. Invece quando siamo davanti ad un extracomunitario, come in questo caso, gli si dà una pacca sulla spalla e lo si invita a non rifarlo più. Si stanno verificando tragedie su tragedie: lo Stato il più delle volte agisce troppo tardi, quando ci scappa il morto o quasi. Non va bene. Lo Stato deve essere inflessibile».