Pasticciaccio di Portonaccio, 250mila multe: il caso finisce in Parlamento

Diventa un caso nazionale la “corsia preferenziale fantasma” nel quartiere Portonaccio a Roma, una sorta di trappola stradale non adeguatamente segnalata, oggetto dell’interpellanza presentata dal vice presidente della Camera Simone Baldelli, alla quale ha risposto in aula a Montecitorio il sottosegretario alle Infrastrutture e Trasporti, Umberto Del Basso De Caro. La vicenda, ha riferito il deputato di Forza Italia, travalica ormai confini capitolini, perché nella tagliola sono incappati 250.000 automobilisti e le contravvenzioni, sulle quali sono stati presentati decine di migliaia di ricorsi, alimentando una reazione collettiva con la nascita di comitati spontanei di cittadini, ammontano a 23 mln di euro ed «é l’emblema – secondo Baldelli – di cosa non si dovrebbe fare quando si amministra una città». Una comunicazione carente da parte del Comune, una segnaletica stradale ingannevole e poco chiara che «viene aggiornata dopo diversi mesi dall’apertura della preferenziale e una telecamera, fuori uso da anni, che viene “improvvisamente riattivata”», sono, ha ricordato Baldelli, gli ingredienti della polpetta avvelenata. «Negli ultimi anni c’è stato un aumento esponenziale delle sanzioni stradali – ha osservato più in generale Baldelli – perché le amministrazioni comunali ormai le utilizzano per fare cassa».

Baldelli presenta un’interrogazione sulle multe di Portonaccio 

«Ricordo che il codice della strada – ha risposto De Caro – affida ai comuni il compito di regolamentare la circolazione. Se nell’istituire la corsia preferenziale, il comune di Roma non ha ottemperato alle norme previste e non intende annullare i provvedimenti emessi, qualora riconosca che le disposizioni del codice non siano state rispettate, gli automobilisti, ai quali sono stati notificati i verbali di infrazione, hanno la possibilità di utilizzare le misure di tutela previste dallo stesso codice stradale». «In merito a questa spiacevole vicenda che vede coinvolti migliaia e migliaia di cittadini – ha continuato il sottosegretario – va rilevato che la normativa in vigore non prevede la possibilità di modificare gli effetti di atti degli enti locali, adottati nell’esercizio delle loro funzioni». Al ministero delle Infrastrutture e Trasporti, ha infine precisato il sottosegretario, non è stato presentato alcun “ricorso gerarchico” in base all’articolo 37 del Codice Stradale e che, in ogni caso, non avrebbe ora alcun effetto pratico, «dato che i termini per il deposito delle contestazioni sono ormai decorsi».