Il Papa accusato di eresia per le aperture ai divorziati. Firma anche Gotti Tedeschi

Sono 62 i firmatari di una lettera, recapitata l’11 agosto, che accusa Papa Francesco di eresia. Fra i firmatari ci sono diversi membri della corrente conservatrice della Chiesa (tra gli altri il filo lefebrvriano Bernard Falley, Roberto De Mattei e Piero Vassallo) ma spicca in particolare la firma dell’ex presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi. Nella storia recente della Chiesa non vi sono precedenti di questo genere. 

Non ha firmato invece il noto arcivescovo statunitense Raymond Burke che in passato non aveva lesinato critiche all’operato dell’attuale Pontefice. Papa Francesco non ha mai risposto alla missiva e i firmatari si sono “vendicati” diffondendo il testo online. 

La lettera ha un titolo latino: Correctio filialis de haeresibus propagatis (letteralmente, Correzione filiale in ragione della propagazione di eresie). In essa si dichiara che il Papa “ha sostenuto 7 posizioni eretiche, riguardanti il matrimonio, la vita morale e la recezione dei sacramenti, e ha causato la diffusione di queste opinioni eretiche nella Chiesa Cattolica”.

L’eresia consisterebbe nel fatto che il Papa ha permesso che si credesse che “l’obbedienza alla Legge di Dio possa essere impossibile o indesiderabile e che la Chiesa talvolta dovrebbe accettare l’adulterio in quanto compatibile con l’essere cattolici praticanti”.
A Francesco I vengono attribuite sette «proposizioni false ed eretiche», contenute «in modo diretto o indiretto» nell’ultima enciclica, intitolata Amoris Laetitia, in cui si auspicava una Chiesa più accogliente verso divorziati, conviventi e gay. Eretica sarebbe l’affermazione del Papa secondo cui le persone che si sono sposate in Chiesa, hanno divorziato e ora hanno un’altra relazione non sono in condizione di peccato mortale.

Gotti Tedeschi, interpellato dall’Ansa, si è giustificato per aver firmato la lettera, spiegando: «Sia chiaro: io non accuso il Papa, io gli voglio bene. Io sono per la Chiesa e per il Papa e non mi distaccherò mai né dalla Chiesa né dal Papa. Il documento è un atto devoto, un invito alla riflessione».