Omicidio Galvagno, i buttafuori si difendono: “Non l’abbiamo ucciso noi”

“Nessun raid punitivo”. I cinque addetti alla sicurezza indagati per omicidio volontario in relazione alla morte di Giuseppe Galvagno, il 49enne trovato morto davanti a una discoteca all’Eur sono stati interrogati oggi per quattro ore nel carcere romano di Regina Coeli dal gip Maddalena Cipriani.
“Non e’ stato un raid punitivo – ha detto l’avvocato Marco Casalini che difende uno dei cinque addetti alla sicurezza lasciando il carcere al termine dell’interrogatorio – Nessuno ha negato nulla ma ciascuno ha ricostruito quella che è stata la propria partecipazione ai fatti. E alcuni di loro non erano presenti nel piazzale a differenza di quello che è stato detto da qualche testimone. Quando Galvagno era fuori aveva già ferite al sopracciglio e al labbro per l’alterco avuto con l’altro cliente. Sono tutti ragazzi incensurati, con famiglia”.
“Il nostro assistito – ha detto l’avvocato Daniela Folliero al termine dell’interrogatorio di uno dei fermati – è estraneo ai fatti, si trovava all’interno del locale”. La decisione del gip sulla convalida dei fermi è attesa entro domani.