Omicidio Fragalà, gli investigatori in aula: «così siamo risaliti ai killer»

Al processo per l’omicidio di Enzo Fragalà, il parlamentare di Alleanza Nazionale e avvocato ferito a morte a colpi di bastone dalla mafia a Palermo la sera del 23 febbraio 2010 è il giorno delle testimonianze degli investigatori dell’Arma che hanno condotto le prime fasi delle indagini.

Davanti alla Prima Sezione della Corte d’Assise di Palermo presieduta da Sergio Gulotta, l’ex-comandante del Nucleo investigativo dei carabinieri di Palermo, il colonnello dei carabinieri Francesco Gosciu, oggi capocentro operativo della Dia di Roma, e il tenente colonnello Fabrizio Cappelletti, all’epoca comandante della Prima sezione del Nucleo investigativo di Palermo, che hanno seguito la prima parte delle indagini, hanno ricostruito tutte le fasi per arrivare a identificare gli aggressori.

In apertura di udienza la Corte ha sciolto la riserva e ha ammesso alcune delle richieste avanzate nella precedente udienza del 14 settembre dai difensori degli imputati. In particolare, fra l’altro, un elenco di 12 conversazioni intercettate fra gli imputati Paolo Cocco e Salvatore Ingrassia – i difensori ne avevano chieste 24 ma le altre fanno riferimento a colloqui raccolti dai carabinieri prima dell’omicidio Fragalà – la produzione di alcuni dischetti contenenti le dichiarazioni di Francesco Chiarello, uno dei pentiti che ha confermato lo scenario scoperto dagli investigatori attraverso le indagini documentali, le intercettazioni, le riprese video e le testimonianze delle persone presenti al momento dell’agguato, quella sera di febbraio, sulla scena del delitto in via Nicolò Turrisi, di fronte al Tribunale di Palermo e anche le schede di intervento dei vigili del Fuoco che confermano come non fu incendiato e gettato in un cassonetto il bastone utilizzato per colpire a morte Enzo Fragalà.

Gosciu , interrogato dai pm palermitani Caterina Malagoli e Francesca Mazzocco, ha ricordato, nel corso della testimonianza in aula, che intervenne sul luogo dell’agguato, in qualità di comandante del Nucleo investigativo del Comando provinciale dei carabinieri di Palermo, la sera stessa, poco dopo l’agguato, quando Enzo Fragalà era già stato soccorso e portato da un’ambulanza all’ospedale Civico di Palermo.

Poco prima erano intervenute le pattuglie del Nucleo radiomobile che, nell’immediatezza del fatto, avevano identificato i primi testimoni oculari: un ragazzo, Claudio Crapa, che assiste in diretta all’agguato mortale ma non comprende subito che cosa sta succedendo e il pensionato Maurizio Cappello. Entrambi stanno portando a spasso i propri cani e incrociano i killer.

Interrogati, i testimoni daranno subito una descrizione molto precisa del killer, ha ricordato oggi in aula, il colonnello Gosciu: «alto, con un bastone, percuoteva con grandissima violenza l’avvocato Fragalà».

Viene immediatamente avviata una ricerca in zona per trovare il bastone con cui è stato ferito a morte Fragalà. Vengono utilizzati gli operai della Nettezza Urbana per svuotare i cassonetti alla ricerca dell’arma. «Viene effettuato un vero e proprio “rastrellamento” – spiega ai pm il colonnello dei carabinieri – Abbiamo fatto svuotare tutti i cassonetti della spazzatura, senza trovare traccia del bastone».

Contestualmente vengono “mappate” tutte le telecamere che potrebbero aver ripreso l’aggressione o la fuga degli attentatori. «Per prima cosa – racconta l’ufficiale che coordinò le prime indagini – abbiamo verificato quante telecamere erano presenti nell’area. Si era fatta sera. Le telecamere del palazzo di Giustizia furono verificate nell’immediatezza e poi, successivamente, furono analizzati i singoli fotogrammi».

Venne raccolto tutto il materiale per stabilire, con esattezza, l’uscita di Fragalà dallo studio: furono acquisite le immagini delle telecamere dello studio che ripresero l’uscita e i tabulati telefonici del 112, 113 e 118. «Abbiamo utilizzato tutti questi strumenti per capire con esattezza l’orari dell’aggressione». Le telecamere dello studio Fragalà e quelle del negozio Mail Boxes sono configurate con una differenza di un’ora. Così gli orari vengono tutti riallineati nella ricostruzione dell’agguato.

I carabinieri rastrellano tutta l’area che va da via Nicolò Turrisi, dove avviene l’aggressione, fino a Porta Carini – 500-700 metri di strada – perché, secondo le prime testimonianze concordanti, i killer erano fuggiti proprio in quella direzione. Una verifica che dura incessantemente tutta la notte fino alla mattina successiva. Nei giorni sucessi viene anche allargato il raggio delle ricerche.

Le indagini, comunque, ricorda il colonnello Gosciu, vengono fatte a 360 gradi, senza tralasciare alcuna pista possibile. Vengono anche acquisite le lettere che arrivano alla famiglia di Enzo Fragalà, alcune persino bizzarre. Come quella di un certo Vincenzo Aguglia che viene perfino convocato e interrogato dai carabinieri perché la lettera appare «anomala» agli occhi degli investigatori.

Vengono sequestrate anche due lettere arrivate alla redazione del Giornale di Sicilia che indicherebbero il presunto autore dell’omicidio Fragalà e anche la motivazione alla base dell’agguato. «Data la gravità del fatto e considerato anche l’impatto mediatico che ebbe l’aggressione a livello nazionale – spiega Gosciu in udienza – vagliammo un’infinità di cose. L’avvocato Fragalà aveva una vita pubblica molto impegnata. Vagliammo tutti i settori. Approfondimmo ogni spunto, ogni pista, anche quelle ritenute meno plausibili».

Venne perfino approfondita una possibile pista legata all’attività di Enzo Fragalà come parlamentare della Commissione sul dossier Mitrokhin: «mano a mano abbiamo abbandonato le varie piste – ricorda ora il colonnello dell’Arma – perché non abbiamo trovato elementi utili».

Alla fine è proprio dalle telecamere che arrivano i primi spunti investigativi. Quelle del negozio Mail Boxes sono preziosissime per il lavoro di indagine. Intanto consentono di identificare i testimoni che sono lì sul posto in quel momento. Poi riprenderanno due degli imputati che passano lì davanti. La loro immagine resterà impressa nei fotogrammi acquisiti agli atti, fotogrammi che il pm mostra al colonnello Gosciu in aula.

Poi in aula è il turno del tenente colonnello Fabrizio Cappelletti, comandante, all’epoca, della Prima sezione del Nucleo investigativo di Palermo.

Cappelletti ricorda che arrivò sul luogo dell’agguato intorno alle 21,30. E che fu subito informato, dai militari degli equipaggi del Nucleo radiomobile, che le testimonianze raccolte nell’immediatezza del fatto andavano tutte in un’identica direzione:  «c’era una concorde indicazione sulla fisionomia della persona che aveva effettuato il pestaggio: robusta, molto alto, intorno al metro e 80, casco e giubbotto di colore nero. Tutti erano concordi nel riferire che l’aggressione era stata fatta con un bastone».

Arrivò poi la Scientifica. E prima che iniziasse a piovere vennero effettuati i rilievi: «abbiamo acquisito anche i tabulati del 118 e del 113. Me ne sono interessato direttamente io – riferisce in aula il tenente colonnello Cappelletti – Quanto alle telecamere, ce ne erano pochissime. Alcune erano posizionate su un negozio vicino al luogo dell’aggressione, il Mail Boxes. Poiché inquadravano il marciapiede del luogo dell’aggressione, erano particolarmente interessanti. Erano le uniche telecamere su via Torrisi. Abbiamo acquisito anche le telecamere del Banco di Sicilia che dà su piazza Emanuele Orlando, di fronte al Tribunale. Ci sono state molto utili per identificare i testimoni presenti. Quelle del Palazzo di Giustizia, invece, data la distanza e il buio, non erano assolutamente utili».

Verranno acquisite anche le immagini delle telecamere dello studio legale Fragalà che riprendono l’avvocato mentre esce per dirigersi verso il suo garage di via Turrisi davanti al cui cancello sarà poi aggredito: sono le 20 e 28. Pochi secondi dopo le telecamere del negozio Mail Boxes riprendono quattro testimoni, un ragazzo, Claudio Crapa, un pensionato, Maurizio Cappello e due donne che, poi, assisteranno all’aggressione a Fragalà e alla fuga dei killer. Poi, via via, gli altri testimoni che il tenente colonnello Cappelletti identifica sui fotogrammi mostrati dal pm. Nove testimoni che racconteranno quanto hanno visto a pochi metri da loro.

L’aggressione avviene alle 20 e 39. Alle 20,48 sui fotogrammi delle due telecamere del negozio Mail Boxes si vedono due uomini, uno con una maglia bianca, l’altro con un giubbotto scuro e un braccio alzato, come a fare un cenno – identificati successivamente come due degli aggressori e oggi sul banco degli imputati, Antonino Siragusa e Salvatore Ingrassia – che passano sotto il porticato dello studio Fragalà provenendo da piazza Vittorio Emanuele Orlando in direzione di via Turrisi. Cioè il luogo dell’aggressione.

Terminata l’audizione dei testimoni, la Corte ha, quindi, fissato le prossime udienze: il 9 ottobre saranno sentiti il maggiore Coppola e il tenente Ferrara e il colonnello Barbera che svolsero le indagini successivamente a Gosciu e Cappelletti mentre il 26 ottobre saranno sentite in aula la figlia di Enzo Fragalà, Marzia, anch’essa avvocato, la segretaria dello studio legale Fragalà, Loredana Locascio e, infine, il dottor Procaccianti, il medico che effettuò l’autopsia.