Nuovo codice Antimafia, ennesimo pasticciaccio all’italiana targato Pd

Se Rosy Bindi dice che il nuovo codice Antimafia «è un regalo al Paese» c’è da crederle. Ma solo a metà. Per essere un regalo lo è, indubbiamente. Ma non ai cittadini, bensì a quei settori oltranzisti della magistratura militante che oltre alla politica vogliono condizionare l’economia, e a quelle non poche sigle che intorno alla gestione dei beni confiscati ai clan hanno realizzato vere proprie holding affaristiche spesso non trasparenti quando non addirittura opache. Basti pensare che il nuovo codice Antimafia – il primo fu varato dal governo Berlusconi – introduce il sequestro preventivo di beni in danno di persone in-da-ga-te per reati contro la pubblica amministrazione, peculato compreso. Una norma micidiale e liberticida la cui portata è ben sintetizzata dall’urlo di vittoria di Repubblica, giornale da sempre schierato per la sua approvazione: «Corruzione come la mafia». Appunto. Significa che una legislazione emergenziale e mirata come quella stratificatisi negli ultimi tre decenni contro Cosa Nostra viene ora estesa anche a reati che per quanto odiosi e nocivi non rivestono, oggettivamente, lo stesso grado di pericolosità sociale della mafia. Di conseguenza significa via libera all’aggressione di patrimoni sulla scorta di un avviso di garanzia e non di una sentenza, di indizi e non di prove, di atti del pm vistati – spesso distrattamente – da un gip e non di un contraddittorio tra le parti. Un abominio giuridico ignoto alla legislazione di qualsiasi nazione civile. Ma tant’è: il Pd deve riconquistare il collateralismo politico di ambienti giudiziari e paragiudiziari, un tempo vicinissimi e ora contesi dai vari pezzi in cui si è frantumata la sinistra e, soprattutto, dal M5S. E questo spiega il gioco delle tre carte in corso in quel partito con Renzi che attacca il nuovo Codice e il guardasigilli Orlando che lo difende. E spiega anche l’incredibile pasticciaccio all’italiana sfornato dal Parlamento, che in un paradossale ordine del giorno annunciava possibili modifiche alla norma che si accingeva a licenziarla. Un modo goffo per accontentare i pro e i tanti, autorevolissimi contrari, Raffaele Cantone su tutti, ad un codice Antimafia che farà arrossire di vergogna i suoi fautori e rivoltare nella tomba i fondatori del diritto.