Nino Benvenuti prepara un documentario dedicato agli esuli istriani

Un cortometraggio per celebrare una delle stelle più brillanti del firmamento dello sport italiano: Nino Benvenuti in occasione dei suoi 80 anni (26 aprile 2018) e del 50° anniversario della conquista del titolo mondiale dei pesi medi a New York (17 aprile 1967).  Il progetto nasce per non dimenticare la vicenda di un intero popolo e riscrivere, attraverso la metafora dello sport, delle pagine di storia rimaste bianche per troppo tempo, quella storia che ha visto l’esodo forzato di 350 mila istriani e dalmati ed assistito, indifferente e inconsapevole, alle stragi che condussero al massacro di quasi 30.000 italiani nelle foibe. È il suo regalo per i suoi 80 anni. È il regalo alla sua terra che non esiste più. Il finanziamento, volutamente, prevede una raccolta fondi attraverso il coinvolgimento della propria gente, dei propri tifosi, degli sportivi, della gente che gli è ancora vicino per dare a questo messaggio un significato più forte.

Benvenuti e il sito di crowdfunding

La raccolta avverrà attraverso il sito di crowdfunding EPPELA (www.eppela.com ) e sarà in linea dal 13 settembre per 40 giorni. È attiva una e-mail per qualsiasi informazione: infobenvenuti@libero.it e la pagina facebook del ”Comitato 10 febbraio” nato per la salvaguardia della cultura istriana e dalmata. Il desiderio è di presentare l’opera finita proprio il 10 febbraio, cioè il giorno del ricordo delle foibe e dell’esodo istriano-dalmata in una sede istituzionale, a cui seguiranno almeno due prime nazionali che accoglieranno tutti coloro che hanno contribuito al progetto, anche con donazioni minime (si parte da 5 euro).

Benvenuti e il ricordo delle foibe

«Le giovani generazioni non ne conoscono neppure l’esistenza, ma noi istriani e dalmati, nonostante siano passati tanti anni, l’abbiamo ancora nel cuore. Abbiamo subito violenze, prepotenze, soprusi. Molti di noi – come ha ricordato nel suo libro Il mondo in pugno – sono stati uccisi, in maggioranza nelle foibe, una vera e propria pulizia etnica. Altri 350 mila sono stati costretti ad abbandonare le loro case, il loro lavoro, la loro terra. Un esodo biblico. Ma la mia gente ha affrontato tutto questo con coraggio e dignità e la nostra storia vive con noi e in tutti noi, perché non è giusto dimenticare».