Nel Pd allarme sondaggi. Contrordine compagni: lo “Ius soli” non si fa più

Contrordine compagni: la tanto sbandierata legge solo Ius soli può attendere. Ufficialmente per mancanza di voti in Parlamento; perché fa perdere voti, secondo i boatos del Senato e le indiscrezioni fatte filtrare dai soliti bene informati. Sia come sia, quella che a sinistra salutavano come una «legge di civiltà», si avvia ora mestamente a finire sul binario morto delle buone intenzioni in compagnia degli oltre 50mila emendamenti con cui i leghisti speravano di  ammazzarlo in aula.

Per lo Ius soli non ci sono i numeri in Senato

Questione di numeri parlamentari, certo. Ma anche di feeling con un’opinione pubblica che non si capacita di come finora il Pd non abbia preso atto che non sullo Ius soli è tempo di forzature. Neppure per uno che di forzature se ne intende come Matteo Renzi, che va ancora orgoglioso dell’approvazione della legge sulle nozze gay ottenuta sequestrando il Parlamento ma pagata a caro prezzo nei confronti dell’elettorato moderato. Già, è proprio da allora che il Rottamatore è sceso precipitevolissimevolmente nel gradimento di larghi settori del centrodestra. Decisamene più furbo il premier attuale, Gentiloni, che ha resistito alle sirene della fiducia del provvedimento in nome dell’antico adagio primum vivere…Il problema, tuttavia, resta. Come innestare la retromarcia senza che nessuno se accorga? Difficile, tanto più che sulla sorte dello Ius soli vigila, arcigna, la Repubblica fondata da Eugenio Scalfari che ne ha fatto uno delle leggi-bandiera da approvare da qui al termine della legislatura.

In estate il Pd ha perso due punti al mese

E questo spiega il susseguirsi di dichiarazioni, prese di posizioni, minacce, promesse e impegni solenni. Spiccano, per involontario umorismo, le parole di un “pezzo da novanta” del Pd renziano come il ministro Lotti: «Sono convinto che il Pd porterà a casa questo risultato. Non so dire quando ma ci riusciremo». Sarà pure, ma al momento non ne vuole sapere nessuno: né AlfanoVerdini né è pensabile sperare nel “soccorso azzurro” sotto forma di uscita dall’aula di Palazzo Madama. Persino tra i senatori del Pd serpeggia il dubbio. Ne hanno ben donde: prima dell’estate, secondo i sondaggi, lo Ius soli faceva perdere al Pd due punti ogni mese. Poi c’è stata la rivolta anti-immigrati di tanti sindaci, anche del Pd, e, infine, è arrivato lo stupro di Rimini. Davvero troppo, anche per un partito agli ordini di Repubblica.