Nel libro “Presente!” la storia del delitto di Carlo Amato agli albori del fascismo

 

Non è cambiato niente. Leggendo le storie di intrighi, intrallazzi, lotte di potere e salti sul carro del vincitore, raccontate da Fernando Massimo Adonia in Presente! (ed. Eclettica), la tentazione fortissima è quella di dire che nella storia d’Italia taluni vizi, ancor oggi attualissimi, non sono mai venuti meno, neanche durante il ventennio fascista. Poi, dopo un momento di “agrodolce”ed estemporanea riflessione, rinviene alla memoria, quantomeno, il tentativo del fascismo di creare -e imporre- un modello di italiano nuovo. Un tentativo scolpito nei marmi delle città di fondazione e delle migliaia di edifici pubblici sparsi in tutta Italia e nel resto dell’Impero -con buona pace di Fiano e Boldrini. Un tentativo, vinto dalle armi dei vincitori del secondo conflitto mondiale, e da un certo tipo di “italianità” un po’ opportunista, un po’ arrivista e un po’ voltagabbana, per l’appunto raccontata in “Presente!”. Ma d’altronde lo sappiamo noi e lo sapeva anche Mussolini: il pane si fa con la farina che si ha. 

In questo contesto è inserita la vicenda della morte di un giovanissimo studente catanese, Carluccio Amato, passato alle glorie del tempo per essere stato uno dei più giovani martiri della rivoluzione fascista. In verità il giovane Amato fu freddato da un colpo di pistola che gli perforò il cranio, ma mai fu condotta una vera indagine degna di questo nome per scoprire se davvero, in quei caldi giorni della marcia su Roma, il proiettile partì dall’arma degli antifascisti. E se si fosse trattato invece di fuoco amico? Se quell’omicidio fosse stato il tragico epilogo della lotta tra le diverse fazioni del primo fascismo? La ricerca di Adonia nel libro Presente! si concentra proprio sulla ricerca della verità su una vicenda scomoda a tutti, fascisti e non. Una vicenda tutta italiana intorno alla quale si sviluppano le lotte per il potere interne al Partito Fascista, le faide, i tentativi di Mussolini e Starace di riportare ordine nell’insubordinato mondo del fascismo catanese. 

Fu forse Carlo Amato lo spunto “eroico” per unire le diverse anime del fascio etneo? Un mito in onore al quale rinsaldare un nuovo spirito di squadra? 

In ogni caso la figura di Carluccio -la più limpida e trasparente raccontata nel libro- resta un mito, resta comunque un giovanissimo mobilitato dall’Idea e caduto per questa. 

Ecco, la lettura di Presente! si presta a questi e tanti altri spunti di riflessione e ricerca storica. Perché in fondo, noi siciliani, noi italiani, non siamo mai cambiati.