Migranti, Mogol: «Aiutiamoli a casa loro». E presenta un progetto alla Ue

Lo definisce «il problema numero uno dell’Italia e dell’Europa» e per risolverlo ha realizzato un articolato progetto che, il 22 novembre, presenterà a Bruxelles. Giulio Rapetti, in arte Mogol, vuole dare il suo contributo concreto per affrontare la questione dei migranti

Un progetto per «dare un futuro ai migranti»

Negli ultimi anni Mogol, che il 17 agosto ha festeggiato le 81 primavere, si è «dedicato alla ricerca di soluzioni per i problemi del Paese», individuando una priorità nell’immigrazione. L’idea di partenza si potrebbe sintetizzare con lo slogan “Aiutarli a casa loro”, ma senza tentazioni assistenziali o soluzioni imposte dall’alto. Mogol, che ormai ama presentarsi come «fondatore dell’associazione no profit Cet (Centro Europeo di Toscolano, ndr) che si occupa di cultura popolare, medicina e ambiente», ha infatti immaginato un progetto di partnership tra l’Unione europea, le grandi aziende del Vecchio continente e gli Stati africani di provenienza dei migranti. L’ambito entro cui questa collaborazione dovrebbe svilupparsi è quello dell’agricoltura, il metodo quello dell’adesione volontaria dei Paesi africani, l’obiettivo «dare una casa, un lavoro e un futuro al popolo dei migranti», invece di «accoglierli senza prospettive, senza offrirgli un futuro, come facciamo adesso».

Un sistema in cui «tutti ci guadagnano»

La ricetta che propone Mogol prevede che la Ue crei una S.p.a., mantenendo il 51% delle quote e associando per il resto grandi aziende europee. Questa società, per la quale Rapetti ha immaginato il nome di “African Agricolture”, da sintetizzare con la sigla “2A”, dovrebbe gestire «milioni di ettari in Paesi africani, procurando l’acqua per irrigarli con la desalinizzazione, pozzi profondi e altro, trasformandoli in orti e frutteti biologici con il lavoro dei migranti», i quali avrebbero in cambio reddito, case, istruzione, servizi sociali. Le nazioni africane coinvolte, invece, riceverebbero una parte di quanto la Spa pagherà, dedotti i costi, per acquistare i raccolti. La “2A”, infine, otterrebbe i suoi utili dalla vendita del prodotto finale. Tutto formalizzato in contratti che – Mogol ha pensato anche a questo – durino abbastanza da consentire alla «Unione europea di rientrare dall’investimento». Insomma, Rapetti ha immaginato un sistema in cui «tutti ci guadagnano» e che, per questo, non può essere tacciato di colonialismo o neocolonialismo. «Nulla viene imposto, tutti i soggetti coinvolti – ha chiarito – scelgono liberamente. A tenere tutto insieme è la convenienza economica: tutti ci guadagnano». Una certezza che Mogol basa sull’analisi del mercato: «Entro qualche anno – ha spiegato – la richiesta di frutta e verdura biologica aumenterà in modo esponenziale».

Opportunità di lavoro anche per i giovani europei

Ma in questa partita Rapetti ha immaginato anche un ruolo per i giovani europei: dopo essere stati formati, andrebbero a loro volta a formare i lavoratori di questa super azienda agricola e a occuparsi della gestione in loco delle aziende dato che «tutto il personale di gestione, di supervisione, sarebbe europeo». Dall’Europa arriverebbero anche le case di legno per ospitare i lavoratori africani, una per famiglia, e una casa rurale, una ogni 4mila metri quadrati. Dato che «il migrante avrà trovato una casa, un lavoro e un futuro per se stesso e per la propria famiglia – è la considerazione di Mogol – sarà contro ogni infiltrazione tesa a sovvertire la sua vita» e, quindi, costituirà anche un efficace argine contro l’Isis, magari insieme, si legge nel progetto, a «una forza militare europea di pronto intervento» che «si unisse alle forze militari governative» dei Paesi conivolti.

Mogol presenterà il piano alla Ue

Il progetto è pronto ormai da due anni, un tempo in cui Mogol lo ha presentato alla politica italiana e al Vaticano, ottenendo infine l’attenzione che cercava. A maggio il cardinale il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, gli ha scritto esortandolo a «proseguire, con impegno e perseveranza, nella realizzazione della benemerita proposta umanitaria a favore dei nostri fratelli più deboli». Mentre nella politica è stato il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, a dargli attenzione dopo che «per molto tempo nessuno mi ha risposto». Ora, invece, arriva l’occasione di presentare il suo progetto proprio nella sede che potrebbe trasformarlo in realtà: il 22 novembre a Bruxelles si terrà una seduta plenaria sulle possibili politiche di sviluppo per l’Africa e Mogol auspica che la «Commissione possa valutarne la fattibilità attraverso un’inchiesta che ne dimostri la validità».