Migranti e integrazione, il piano di Minniti: ma che ne pensa chi deve accogliere? (Video)

Come dimostra il video appena postato in apertura, quando si parla di accoglienza e integrazione ipocrisia e buonismo coatto rischiano di nascondere scomode verità e di argomentare per slogan e luoghi comuni che, puntualmente, ricadono sulla pelle di chi è costretto ad accogliere chi non fa nulla per integrarsi (almeno nella stragrande maggioranza dei casi). E allora, su migranti e ardimentosi dintorni, proporre e operare diventa ogni giorno più facile a dirsi che a farsi: ma almeno stavolta è lo stesso ministro dell’Interno Minniti a lanciare la sfida e, ci si augura, a dare l’imput culturale a cui dovrebbe seguirne uno giuridico operativo. Fatto sta che, finalmente, l’esortazione arriva dall’alto e recita, testualmente: «Sono profondamente convinto che il grado di civiltà di un Paese si misuri soprattutto attraverso due indicatori: il rapporto uomo-donna e quello tra politica e religione, o Stato e Chiesa. Ebbene, su questi due punti la nostra linea è e sarà una sola: i nostri valori vanno a tutti i costi assimilati».

Migranti e integrazione, l’appello di Minniti 

Il che, fuori da allocuzioni politically correct e tradotto in una chiave più diretta significa che chi vive qui – e ormai la realtà dei flussi migratori nel Belpaese ci dice che gli immigrati, sopratutto, islamici, sono tanti – deve adeguarsi alle nostre leggi e ai nostri costumi. In una parola sola: deve integrarsi. Ad affermarlo, come anticipato, è il ministro dell’Interno, Marco Minniti, che in un colloquio con Qn aggiunge pure: «Chi ritiene che la donna debba essere succube dell’uomo e la legge dello Stato succube della legge di Dio (la sharia) si pone automaticamente fuori dalla nostra civiltà giuridica. Esistono valori non negoziabili, e su questi abbiamo il dovere di non arretrare», continua il ministro sottolineando che «nei casi estremi si applica con scrupolo la legge fino a togliere la patria potestà, come è accaduto a quei genitori pakistani che a Bologna hanno rapato a zero la figlia perché considerata troppo “occidentalizzata”. Ma credo che l’integrazione non possa essere imposta per legge. Se forzassimo la mano sul credo religioso otterremmo risultati opposti a quelli desiderati». E allora? Allora la strada – ed è su questo tratto che le dichiarazioni del titoalre del Viminale sembrano imboccare una sorrta di inversione di rotta – «è quella della condivisione, della corresponsabilizzazione».

Un piano per l’integrazione in due punti chiave

Poi, citando il Patto siglato lo scorso febbraio con l’Islam italiano e annunciando l’obiettivo del governo di «passare dal Patto all’Intesa – il che presuppone che a rappresentare i musulmani d’Italia sia un unico interlocutore» –, il ministro Minniti annuncia per i prossimi giorni un Piano per l’integrazione che ruoterà essenzialmente attorno a due punti chiave: «Incentivare la conoscenza della lingua italiana e incoraggiare al massimo la formazione culturale a partire, ovviamente, dal ferreo rispetto dell’obbligo scolastico». il che presuppone provare ad addentrarsi, con spedizioni perlustrative e controlli sul territorio, riscontri anagrafici e analisi demografiche, in quei quartieri ormai anche molto estesi sul territorio divenuti in breve tempo presidi di comunità di immigrati, clandestini, abusivi, che delinquono e controllano le piazze. Porti franchi delle nostre metropoli dove, improvvisamente, da una strada all’altra, da un viale a un crocevia, si abbandonano gli scorci del Belpaese e ci si addentra in veri e propri suk. 

Quelle banlieu e quei suk di Torino, Roma, Milano che…

Le banlieu esistano ormai anche da noi, insomma, con tutto il loro potenziale di degrado e rischi per la sicurezza che di volta in volta si annidano tra i banchi dei vari suk arabi disseminati più o meno abusivamente per la città o nei portoni dei palazzoni polari, alveari totalmente sotto il controllo di clandestini e irregolari. Difficile, insomma, intervenire e bonificare fino a sradicare culture, mentalità, tradizioni e convincimenti radicali che all’ordine del giorno – e la cronaca lo conferma ogni volta di più – rivelano ramificazioni pericolose e una determinazione a non voler essere innestate, ma semplicemente trapiantate. E soprattutto, cosa ne pensa di tutto ciò chi è costretto ad accogliere? Questioni spinose si cui la politica difficilmente affronta le angolazioni e i riflessi, lasciando la gestione di scelte e conseguenze al singolo. Da una parte e dall’altra delle barricate urbane…