Melania e l’outfit della discordia: per colpire Trump si attaccano alle gonne della moglie (VIDEO)

Neppure l’uragano Irma riesce a distrarre gli americani furenti contro gli outfit di Melania, l’arma a orologeria che gli elettori ostili a Trump utilizzano a proprio uso e consumo per le loro crociate anti-presidenziali: come se attaccarsi alle gonne della first lady servisse a tirare la giacca al marito presidente. E sì che sulla bellissima first lady – un eleganza inattaccabile, 4 lingue al suo attivo e una notevole capacità di presenziare e incidere senza strafare e invadere – ci sarebbe davvero poco da obiettare: e allora? Allora ci si attacca all’outfit di Melania, non per questioni di look o di avvenenza – perché, anche lì, chi potrebbe mai criticare qualcosa? – ma per reconditi aspetti economico-diplomatici oscuri persino a lei che quegli abiti griffati sceglie e indossa, ma evidentemente assai ben chiari a chi li critica imbastendo sull’ordito e la sua etichetta trame e cospirazioni davvero inesistenti.

Melania e l’outfit della discordia. Ancora

E allora, dopo i fasti e le recriminazioni rilanciate via social nel corso del G7 di Taormina – quando la first lady ha incantato il mondo, deliziato gli ospiti del mega summit e irritato i soliti infaticabili detrattori con quel un soprabito floreale firmato Dolce e Gabbana dal costo di circa 51.000 euro, oltre alla pochette abbinata, da 1630 euro – adesso tocca a un altro capo, sempre di fattura italiana. Sempre splendidamente indossato da Melania e puntualmente messo all’indice dai soliti fustigatori dei costumi presidenziali e degli abiti della first lady. E ancora una volta, con la scusa dell’outfit di Melania si tira la giacca al marito e si fanno volare gli stracci contro chi lo sostiene: Come accaduto appunto ai malcapitati Domenico Dolce e Stefano Gabbana, in realtà finiti all’indice non per i loro modelli acquistati dalla moglie del presidente, ma adottati come agnelli sacrificali da immolare sull’altare delle strumentali critiche dem, a loro indirizzate per aver accettato di vestire la first lady americana e, contestualmente, aver sostenuto la politica del tycoon: compresa quella che rimanda alle scelte del vestiario della moglie, evidentemente.

Quella polemica che travolse pure Dolce e Gabbana

Stavolta nel mirino niente spolverini floreali o tubini neri, però, ma l’abito squadrato, splendidamente portato da Melania e immortalato in una foto che l’improvvido Donald ha twittato sul suo profilo istituzionale. Nella foto, infatti, postata lo scorso 4 settembre, quando gli americani hanno celebrato la festa del lavoro (Labor Day), Donald Trump ha commemorato l’evento pubblicando su Twitter un foto in cui appare mano nella mano con sua moglie e in cui esalta ruolo e prospettive dei lavoratori americani. Apriti cielo: la polemica è montata come sempre accade in questi casi sul nulla, alimentata dai cinguettii inferociti di più di un follower, che, con occhio di lince più che di aquila, ha notato come nello scatto la first lady indossi un vestito di fattura italiana da oltre 2.000 dollari. Un outfit, insomma, che mal si abbinerebbe secondo i più maligni allo slogan presidenziale «America First». E giù a mettere alla berlina l’ultima gaffe. Ma di cosa stiamo parlando? 

Sotto accusa la foto postata da Donald Trump su Tw

La foto postata da Donald è stata scattata durante un cocktail alla Casa Bianca lo scorso giugno. Spiega il sito Saks Fifth Avenue che «l’abito (firmato dalla stilista greca Mary Katrantzou e prodotto in Italia, ndr) è stato messo in vendita a 2.250 dollari ed è da tempo sold out». Ma non è una questione estetica, si sono affrettati a spiegare i più smaliziati: quel che ha dato fastidio agli utenti in rete sarebbe stato, semmai, il cinguettio di Trump andato a fare da didascalia allo scatto. E così, accusato di prendere in giro gli americani, al presidente che ha twittato : «Stiamo costruendo il nostro futuro con le mani americane, il lavoro americano, il ferro, l’allumino e l’acciaio americano. Felice #LaborDay!», è stato ritwittato con l’immancabile valanga di commenti su Melania: «Questo vestito è stato prodotto in Italia – ha scritto un utente – Credi davvero che siamo così stupidi?». E ancora: «Va tutto bene, Trump, il vestito è italiano» e poi, con un pizzico d’ironia, «tante grazie dai designer greci e dai sindacati italiani». E giù a sentenziare di economia applicata alla moda (si fa per dire)… Perché, a ben vedere, sarebbe un po’ come dire che, la prossima volta, prima di andare in rete o di fare dichiarazioni istituzionali, sarà meglio che il presidente controlli la marca delle mutande che indossa. Stravagante no?