Malaria in Italia, cresce la pista della zanzara nella valigia dei piccoli africani

Hanno dato esito negativo i controlli all’ospedale Santa Chiara di Trento attraverso apposite trappole sistemate per verificare l’eventuale presenza di zanzare anofele, possibili vettori della malaria che ha ucciso la piccola Sofia di 4 anni. Il chiarimento è di Paolo Bordon, direttore generale dell’Azienda per i servizi sanitari della Provincia di Trento. «Le trappole – spiega Bordon – sono risultate negative per la presenza di questi insetti, generalmente assenti in Italia, per quanto riguarda la giornata di ier (martedì, ndr). Ma non si può escludere che ce ne fossero nei giorni in cui la bambina si trovava ricoverata in ospedale, quando c’erano anche i due piccoli affetti da malaria, poi guariti. Non abbiamo a oggi nessuna evidenza di contatto. Per questo gli esperti dicono che prenderebbe più piede l’ipotesi della “zanzara nella valigia”, proprio dei piccoli pazienti del Burkina Faso».

Sofia, la zanzara della malaria nella valigia

In queste ore la Procura di Trento sta indangando per omicidio colposo in seguito alla morte per malaria a Brescia della piccola Sofia, L’inchiesta, aperta contro ignoti d’ufficio con questa accusa, punta ad accertare se siano stati seguiti i protocolli prescritti per le cure per ricostruire con precisione le tappe cliniche che hanno portato alla morte della bimba. Intanto sui social corrono le immagini della piccola morta lunedì a solo 4 anni di malaria: sorridente in braccio alla mamma Francesca, in posa davanti al mare o imbacuccata dentro un piumuno bianco con i guantini di lana. Per la piccola e sfortunata Sofia l’ultima settimana felice è stata quella prima di ferragosto quando papà Marco Zago e mamma Francesca la portano al mare insieme al fratellino in una delle spiagge più famose del Veneto, Bibione. Ma nel giro di pochi giorni inizia il calvario che porterà alla tragedia finale. La bimba non sta bene e il 13 agosto i genitori la portano all’ospedale di Portogruaro, uno dei più vicini a Bibione. Tre giorni dopo è il Santa Chiara di Trento a ricoverarla in pediatria, dove rimarrà dal 16 al 21 agosto. In quegli stessi giorni nella stanza accanto a Sofia sono ricoverati per malaria anche due fratellini del Burkina Faso. «Mi ricordo bene di quei due bimbi, li vedevo quando ero con mia figlia nella sala giochi comune. Ma non ricordo che Sofia abbia avuto dei contatti fisici con loro», racconta il papa al Corriere online. Anche Francesca lo racconta ai pochi che sono riusciti a parlarle: «Sofia aveva paura dell’ospedale e degli aghi, stava sempre in braccio». Dieci giorni dopo le dimissioni dal primo ricovero di Trento, il 31 agosto, Marco e Francesca torano di nuovo in ospedale disperati: stavolta Sofia ha la febbre molto alta e mal di gola. Ma i medici del pronto soccorso che la visitano la rimandano a casa con la diagnosi di laringite e qualche antibiotico.

La diagnosi tardiva e la febbre alta

La febbre non cala e Sofia sta sempre peggio finché il 2 settembre i genitori si ripresentano al Santa Chiara dove “finalmente”, grazie agli esami dell’emocromo, le viene fatta la diagnosi esatta: si tratta di malaria, una malattia debellata in Italia da decenni. Da quando è salita la febbre a quando si è arrivati alla diagnosi, purtroppo, sono passati giorni preziosi visto che ogni 48 ore i parassiti della malaria si decuplicano. Nessuno ha collegato la febbre alla malaria, semplicemente perché la bimba era stata in vacanza a Bibione e non in Africa. E perché di quelle zanzare dalla puntura mortale in Italia non c’è traccia da molti decenni. Ora Marco e Francesca – riporta il Corriere – non hanno né rabbia né voglia di fare polemiche. «Non abbiamo elementi per accusare nessuno,adesso è solo tempo di vivere in pace il nostro dolore».