M5S, le primarie sono un flop: all’appello mancano 30mila voti

Il flop non è stato solo quello di Rousseau, la piattaforma collassata, hackerata e, quindi, sbeffeggiata durante le primarie del M5S. Tutta la consultazione, che ha incoronato Luigi Di Maio candidato premier e nuovo capo del movimento, si è dimostrata ben al di sotto delle aspettative. Con buona pace del vertice pentastellato, che con un post sul blog di Grillo ha rivendicato una performance «tra le migliori di sempre».

Le prime stime parlano di appena 60mila votanti

Potenzialmente alle primarie potevano partecipare 140mila grillini, tanti quanti si erano iscritti su Rousseau. Alla fine quelli che hanno votato sono stati meno della metà. Il calcolo è ancora orientativo, poiché manca una cifra certa, ma sarebbe stato lo stesso Davide Casaleggio a dare una prima, non lusinghiera stima. «Dobbiamo ancora calcolare bene, ma i votanti saranno circa 60mila», avrebbe risposto a chi gli chiedeva notizie dei numeri, secondo quanto riporta Il Messaggero. Un po’ pochini: a settembre, sul “non Statuto” si registrarono più di 87mila voti

Le primarie-fiction allontanano la base

Una quota di questo insuccesso si può imputare al malfunzionamento di Rousseau, per cui in tanti si saranno arresi di fronte alle difficoltà tecniche. Ma questo non sembra sufficiente a spiegare il gap tra “aventi diritto” e votanti, anche alla luce del fatto che il termine ultimo per il voto è stato prorogato di mezza giornata. Le ragioni vanno piuttosto cercate nell’ambito politico, come certifica anche un sondaggio di Alessandra Ghisleri, direttrice di Euromedia research. Secondo la rilevazione, infatti, il 21% dei cinquestelle ha considerato le primarie una finzione «tanto chi vinceva si sapeva già», si legge su Il Giornale che dà conto del sondaggio. Una fiction, insomma, come era stato ampiamente detto alla vigilia del voto online. 

Il sondaggista: «Crolla la fiducia nel M5S»

Ma il calo di popolarità non riguarda solo lo strumento della consultazione della base. Stavolta è il sondaggista Renato Mannheimer a spiegare, sempre su Il Giornale, che «crolla la fiducia nel M5S» e che ora «solo il 16% crede in loro», mentre un anno fa il 27% degli intervistati per i sondaggi sperava in un governo a Cinquestelle. Un dato in linea con i risultati delle ultime elezioni amministrative, quando «come si ricorderà – scrive Mannheimer – molti ex elettori del M5s hanno scelto di rifugiarsi nell’astensione invece di riconfermare il loro voto al partito». In calo anche la popolarità del neo-incoronato capo Di Maio, che in due mesi ha perso il 5% del gradimento: a luglio era al 39%, oggi è al 34%. «Insomma – conclude Mannheimer – per quel che riguarda specificatamente le sue capacità di governo, il M5S suscita oggi una diffusa delusione nell’elettorato nel suo complesso e anche in quello grillino in particolare».