Con “L’inganno” Sofia Coppola esplora i segreti della psiche femminile

1864, Virginia, stato nel sud dell’America settentrionale. In piena Guerra di Secessione un collegio femminile accoglie un soldato nordista (Colin Farrel), ferito gravemente e in fuga attraverso i boschi. Le donne e le giovani dell’istituto, fino a quel momento praticamente isolate e senza contatti con il conflitto all’esterno, si fanno carico delle cure e della riabilitazione dell’uomo.

Questa convivenza sconvolgerà la vita delle collegiali, instaurando una crescente tensione emotiva e erotica che sfocerà, per entrambe le parti, in una serie di situazioni nocive e pericolose, concludendosi inevitabilmente in tragedia. L’inganno è il remake di La notte brava del soldato Jonathan, pellicola del 1971 diretta da Don Siegel e con Clint Eastwood nel ruolo del militare, a sua volta adattamento del romanzo omonimo.

Sofia Coppola, regista e sceneggiatrice del film, si interessa di meno all’aspetto thriller e alla scabrosità della vicenda, punto forte del film precedente, focalizzandosi principalmente sull’analisi psicologica. La Coppola scandaglia l’animo delle sue protagoniste, e in particolare la loro reazione nei confronti di un evento destinato a cambiarle nel profondo. Queste infatti erano state abituate a vivere, negli anni di guerra, in un microcosmo con determinate regole ed etichette. Una bolla, rappresentata anche dagli alberi e dalle ramificazioni tutt’intorno al collegio, un sistema chiuso, sentimentalmente piatto dove tutte le donne devono omologarsi a un unico carattere e un unico stile di vita. Eppure, sin dall’inizio, si capisce quanto tutto questo sistema sia accettato per circostanze esterne più che per volontà delle giovani collegiali. Presupposto simile al primo lungometraggio della Coppola Il giardino delle vergini suicide.

L’incontro con un totale estraneo, sia perché uomo, sia perché addirittura un nemico in quanto nordista, romperà tutto il sistema. Il rapporto con Jonathan scatena in loro emozioni forti: curiosità, desiderio e anche paura. Ed è proprio la grande intensità dei sentimenti e il confronto con l’altro a portare alla vera consapevolezza di sé, allo sviluppo della propria identità, a dispetto dell’età e delle rigide convenzioni. Infatti è ciò che avviene alle protagoniste, in quelle già adulte, rivalutando la loro vita, e in quelle più giovani. Esse scoprono la loro femminilità, andando a incarnare un ventaglio di tipologie femminili, e il loro vero carattere, non per forza positivo, anzi fortemente ambiguo.

Il processo di cambiamento viene rappresentato attraverso un continuo gioco di sguardi, tra le collegiali e il soldato, che esprime molto più dei dialoghi, grazie alla grande bravura degli attori. Esempio comunque del grande lavoro della Coppola, premiata appunto al festival di Cannes per la miglior regia. Messinscena caratterizzata da una splendida fotografia, un uso delle luci che ricorda «Barry Lyndon» di Stanley Kubrick, capace di far entrare appieno nell’atmosfera ottocentesca. Inoltre la composizione dell’immagine, quando sono presenti tutti i personaggi femminili in scena, dà la sensazione di contemplare  un quadro.

Il film però non è esente da difetti: la caratterizzazione di Martha (Nicole Kidman), responsabile del collegio, risulta troppo ambigua e non si comprende appieno il suo mutamento durante gli eventi come avviene d’altronde per lo stesso soldato, presentato senza alcuna sfaccettatura. Ma la scarsa attenzione della regista per il personaggio di Farrel è giustificata dalla scelta di interessarsi unicamente alle donne, trattandolo solo come motore della vicenda. Anche il tema della repressione sessuale delle collegiali e l’ipocrisia delle educatrici, solamente accennato e non approfondito, mentre nel film del 1971 era centrale, avrebbe reso più interessante e completa l’«indagine» psicologica.

Tuttavia L’inganno è nell’insieme una pellicola molto godibile e interessante, avvincente nonostante non abbia un ritmo frenetico, con vari spunti di riflessione presenti spesso nella filmografia di Sofia Coppola.