Lettera aperta all’Anpi e a Sala: vergognoso non commemorare i morti fascisti

Qualche giorno fa mi ha colpito molto la notizia della decisione assunta dal comune di Noli (nel savonese) di dedicare una targa a Giuseppina Ghersi, una ragazzina di 13 anni violentata e uccisa dai partigiani nel ’45, pochi giorni dopo la liberazione. Ma l’Anpi ha subito tuonato che una targa commemorativa ad una ragazza di 13 anni stuprata e poi uccisa dai partigiani nel 1945, proprio non si poteva fare perché Giuseppina era una tredicenne fascista e, in quanto fascista, lo stupro e l’uccisione a tredici anni (e sottolineo a tredici anni) poteva meritarseli. Una motivazione che fa rabbrividire e, soprattutto, fa cadere la speranza di un cambiamento di rotta dopo le tantissime violenze subite dalle donne in quest’ultimo periodo. Una motivazione che suona come una assurda, raccapricciante idiozia, che non può trovare alcuna umana giustificazione. Come se non bastasse, il 17 settembre scorso a Milano scoppia un caso simile a quello di Noli. La dott.ssa Rozza, assessore del comune milanese, per il 2 novembre aveva fatto una proposta semplicissima, voleva che si posasse una corona di fiori comune per i caduti della Repubblica Sociale e i partigiani.
Da ventiduenne, appassionata di storia e di politica, ho molto apprezzato quell’iniziativa. “Finalmente”, ho pensato, una importante Istituzione ritiene sia arrivato il tempo di commemorare insieme, nel giorno dei morti, chi aveva perso la vita combattendo (da entrambe le parti) per i propri ideali; mi è sembrata un passo in avanti culturale e civile di non poco conto.
E invece no. Anche in quella circostanza ha tuonato nuovamente l’Anpi, ribadendo con livore il suo secco no, dicendo che “Milano, città medaglia d’oro della Resistenza non può essere super partes”.
La reazione dell’Anpi, visti i precedenti, non mi ha affatto meravigliato, chi mi ha meravigliato e molto delusa è stato il sindaco di Milano Sala. Da lui non me lo sarei mai aspettato. Mi era finora sembrato un uomo moderato e invece, anche lui si è comportato come quelli dell’Anpi, anzi, peggio.
Egli ha detto: “La piètas è per tutti ma non va confusa con il giudizio sul valore delle scelte compiute da ciascuno.”
Che cosa vuol dire, egregio sindaco?
“Piètas” = pietà, misericordia, clemenza (dizionario latino Gino Angelini). Quindi, se è “piètas”, essa non può essere condizionata da alcun giudizio.
Che differenza di sensibilità e di stile, mi sono detta, ricordando la lettera postuma, scritta, circa trent’anni fa in un bellissimo libro “Caro nemico”(edito da settimo sigillo) da un ex volontario della repubblica sociale italiana, poi deputato del movimento sociale italiano, e infine componente del C.S.M., Franco Franchi. Egli parla, in quel libro, appassionatamente e con grande rispetto, di un eroe, medaglia d’oro della resistenza: Duccio Galimberti, di cui forse il sindaco Sala non si è mai curato. A me piace riportare l’ultima parte di quella lettera, per offrirla all’attenzione dei Sala e di tutti i nostalgici dell’odio e della barbarie, nella speranza che, a distanza di tantissimi anni, comincino anche loro a riflettere, a meditare, a interrogare le loro coscienze.
“Se è vero che i martiri e gli eroi hanno un solo cielo, non possono essere discriminati sulla terra. Ed è tempo che le nuove generazioni possano vedervi e pensarvi insieme: come unico grande sacrificio della patria comune. Perché le società che rifiutano di ricordare e onorare tutto il sacrificio, che hanno paura delle tombe dei vinti non trovano pace non conoscono le vette della civiltà. Grazie caro nemico! Con te ho ritrovato l’altra metà di me rimasta per troppo tempo nell’ombra dell’odio.”
Come si vede, Franco Franchi, anche allora – trenta anni fa- si trovava diversi anni luce avanti rispetto ai Sala e compagni di oggi.