Legge elettorale e Ius soli, tra Renzi e Bersani è guerra senza quartiere

Rischia di rivelarsi inutile il basso profilo del premier Gentiloni, celebrato da stampa e tv come una sorta di polizza-vita sul governo in carica. Siamo, invece, al finale di legislatura con patema. E tutto per colpa della legge elettorale e, soprattutto, dell’asse Renzi-Alfano risorto sulle ceneri di una sinistra frantumata e di una più che probabile sconfitta in terra sicula nelle elezioni che si terranno in quella regione il prossimo 5 novembre. Un asse che non è andato giù agli ex-Pd che hanno seguito Pierluigi Bersani nel Mdp. Lo stato dell’arte lo spiega molto bene Alfredo D’Attorre: «Se la scelta è quella di sacrificare tutto sull’altare del fidanzamento Renzi-Alfano, suggellato dall’accordo alle elezioni regionali in Sicilia – avverte il deputato -, sia chiaro allora che Mdp non reggerà il moccolo del ritrovato amore».

Il bersaniano D’Attorre: «Pronti a non votare il Def»

I bersaniani lamentano anche l’abbandono, da parte del governo della legge sullo Ius soli, boccone succulento per fare concorrenza al Pd. Scontato, quindi, l’annuncio di una ritorsione sulle prossime scadenze: «Sul Def e sulla legge di stabilità, noi faremo valere le nostre ragioni. A questo punto è bene che ognuno si assuma le proprie responsabilità». Sulla legge elettorale, vero epicentro dello scontro, dai microfoni di Radio Radicale interviene lo stesso Bersani: «È una vergogna – dice – se si pensa di andare avanti con questi due “moncherini” di legge elettorale». A suo avviso, infatti, con i due «moncherini» e quindi «con i capilista bloccati e con le pluricandidature, il sistema si prende la totale responsabilità dell’ingovernabilità». Bersani, tuttavia, non crede che quella tra Renzi ed Alfano sia un’alleanza vera ed organica quanto – piuttosto – un accordo temporaneo limitato a tre obiettivi specifici, elencati dall’ex-leader del Pd come «caso Sicilia, caso Ius soli e caso legge elettorale».

E sulla legge elettorale spunta il “piano B” del Quirinale

Ma sulla legge elettorale altri guai per Gentiloni vengono dalla pattuglia della Svp, la minoranza altoatesina di lingua tedesca, la cui specificità (nel Trentino-Alto Adige si vota con il Mattarellum) è stata cancellata dall’emendamento Biancofiore, la cui approvazione, nel giugno scorso ha poi determinato la rottura del dialogo tra Pd, FI, Lega e M5S. «Se si riparte da lì – minacciano ora i deputati della Svp – usciamo dalla maggioranza». Intanto, secondo quanto riporta la Stampa, sulla legge elettorale sarebbe già pronto il “piano B” sotto forma di ricorso alla Consulta che potrebbe armonizzare, con un taglio in 8 articoli della legge relativa al Senato, uniformarla a quella della Camera. Il piano è pronto a scattare il 20 gennaio. Fino ad allora nessuna ipotesi di scioglimento del Parlamento riuscirà convincere il Quirinale. È questa l’unica, vera polizza-vita del governo Gentiloni.