Lampedusa, ira del sindaco di sinistra: ora basta, donne molestate dai tunisini

«Minacce, molestie, furti. Lampedusa è al collasso, le forze dell’ordine sono impotenti, nel centro ci sono 180 tunisini molti dei quali riescono tranquillamente ad aggirare i controlli: bivaccano e vivono per strada. Chiedo che venga chiuso l’hot spot, una struttura inutile che non serve a niente». Lancia un disperato grido d’allarme il sindaco di Lampedusa, Totò Martello, uno che si definisce serenamente «di sinistra», un ex-bersaniano doc con un solido passato nel caro, vecchio Pci.

Martello, ex-pescatore e proprietario di un hotel di Lampedusa, l’hotel Martello, appunto, che si affaccia proprio sul porto dell’isola, all’ultima elezione che lo ha consacrato sindaco di questo lembo di terra che è il più a sud d’Italia, ha defenestrato senza troppi complimenti la star di Renzi, Giusi Nicolini che aveva trasformato l’isola in un hotspot permanente. E che, secondo Martello, pensava più alla sua immagine che a quella dell’isola e degli isolani. Renzi la esibì  alla celebre cena con Obama come si fa con la posateria d’argento, lei si fece immortalare accanto al Papa in visita sull’isola, l’Unesco le ha assegnato il premio per la pace. Ma, secondo Martello, ha pensato più agli immigrati che ai cittadini. E ora Totò Martello accusa: «Siamo abbandonati». Da chi? Ma dal governo e dallo Stato, naturalmente.

Il sindaco Martello denuncia – pro domo sua, certamente, ma non solo: «I bar sono pieni di tunisini che si ubriacano e molestano le donne. Ricevo decine di messaggi di turisti impauriti, gli albergatori, i commercianti e i ristoratori subiscono quotidianamente, non ce la fanno più«».

«Nonostante il centro sia presidiato da polizia, carabinieri e guardia di finanza, i tunisini entrano ed escono come e quando vogliono. Non c’è collaborazione da parte delle istituzioni – accusa Martello – Siamo soli. C’è un grave problema di ordine pubblico, chiedo l’intervento diretto del ministro degli Interni».