La Marcia su Roma è stata solo una: tutto il resto è inutile parodia

C’è qualcosa di grottesco nella indignata dichiarazione del sindaco Raggi a proposito della “marcia dei patrioti” annunciata da Forza Nuova per il 28 ottobre, novantacinquesimo anniversario della Marcia su Roma di Benito Mussolini e degli squadristi: “La Marcia su Roma non può e non deve ripetersi”. “Ripetersi”? Delle due l’una: o la Raggi pensa che il capo del fascismo venne a Roma solo per fare una gita senza lasciare traccia nella storia d’Italia oppure ritiene che effettivamente l’odierna situazione italiana sia simile a quella dell’incandescente autunno del 1922. In entrambi i casi, il meno che si può dire è che il sindaco di Roma presenta gravi lacune sia nel campo della conoscenza storica sia in quello dell’analisi politica.

Ecco quindi quello che ha finora provocato  l’iniziativa di Forza Nuova di richiamarsi a quell’evento cruciale della storia italiana al fine di lanciare una sua manifestazione contro lo ius soli e gli stupri degli immigrati. Ha cioè  provocato un polverone propagandistico  di cui davvero non si sentiva il bisogno, perché  ha rimesso in moto il solito Circo Barnum dell’antifascismo d’annata, capitanato da  Emanuele Fiano e dall’Anpi, cui si sono aggiunti quel “genio” politico di Pippo Civati e, appunto, poverina, la Raggi. Non c’è dubbio che, in questo modo, Forza Nuova ottenga la sua bella fetta di visibilità, ma il rischio è poi quello di ridare fiato ai tromboni dell’antifascismo ideologico e del buonismo più irresponsabile: l’impopolarità di leggi come quella sullo ius soli può così a finire sullo sfondo di paventate e iperboliche “emergenze democratiche”.

Ne vale la pena? Francamente no. E poi c’è anche una questione di serietà e di rispetto per la storia d’Italia. La Marcia su Roma è un evento troppo importante per finire preda dell’odierno marketing politico. Il rischio è quello di perdere il senso delle proporzioni e della profondità storica. Il rischio è quello di far saltare ogni gerarchia di valore e di ridurre la memoria storica alla dimensione piatta della propaganda quotidiana. Con il che si allenterebbe il senso dell’identità storica e, progressivamente, sarebbero  sempre meno quelli a  capire che cosa vuol dire essere italiani. E che cosa realmente significa la parola “fascismo”.