La Fedeli difende le scuole gender: “Libere di fare come vogliono”

Chi non ne vuol sapere di scuole nelle quali maschi, femmine, gay o trans sono considerate categorie di genere indefinito su cui organizzare approfondimenti didattici, sta cercando di organizzarsi per tracciare una mappa degli istituti che hanno sposato la linea “gender”. Accade nel Bolognese, dove il comitato “Difendiamo i nostri figli”, che aderisce al più ampio movimento del “Family Day”, ha messo giù una mappa delle scuole “gender” con tanto di bollini rossi per gli istituti “a rischio”. “Il 40% delle scuole bolognesi accoglie le leggi genderiste e un altro 37% presenta indizi di quella ideologia”, affermano gli esponenti del comitato, denunciando in molte scuole attività extracurricolari filo gender.

Si può fare, purtroppo, sulla base della legge sulla Buona Scuola, che viene difesa anche dal ministro della Pubblica Istruzione Valeria Fedeli, che dice: “Io credo che quello delle liste non sia un buon metodo. Liste poi di che cosa? Vadano a informarsi e a verificare”, commenta a Bokogna,a  margine di una iniziativa. Le teorie “gender” non dispiacciono alla ministra, che difende il diritto di ogni scuola a fare ciò che gli piace: “Ogni offerta formativa è esattamente nell’autonomia e nella responsabilità delle scuole, del corpo docente e insegnante, dei dirigenti, ovviamente nel rispetto e nella regola del patto di corresponsabilità, quindi c’è una procedura di conoscenza e coinvolgimento delle famiglie. Questo è secondo me l’atteggiamento che bisogna sempre avere: per quello che risulta a me in tutte le scuole di Bologna le procedure in merito all’autonomia delle scuole sono state rispettate” ha detto la ministra Fedeli. Con buona pace di chi ritiene che a scuola la chiarezza sugli orientamenti sessuali sarebbe il miglior modo per iniziare l’no scolastico, invece di alimentare confusione e disorientamenti dei ragazzini.