Ius soli, la Cei ancora a gamba tesa. A quando il cartellino rosso?

A giudicare dalle continue pressioni – ma sarebbe più appropriato definirle ingerenze – dei vescovi italiani sulle forze politiche di maggioranza affinché approvino lo ius soli in questa restante parte della legislatura, verrebbe da credere a chi teorizza l’esistenza  di un vero e proprio patto segreto tra governo e Vaticano sul controverso tema della cittadinanza. A dar voce alle inquietudini della Cei è stato, stavolta, attraverso il segretario generale Nunzio Galantino che, seppure in maniera felpata, ha accusato di doppiopesismo il Pd e i suoi alleati, segnatamente Alternativa Popolare di Alfano: «Si è trovato il modo – ha infatti scandito il monsignore nel corso di una conferenza stampa – di accelerare sui diritti delle persone dello stesso sesso, non si è trovato modo di dare risposta a italiani mantenuti senza cittadinanza».

Galantino ad Alfano: «Perché nozze gay sì e ius soli no?»

Che sarebbe una critica anche fondata se non fosse però che a rivolgerla è un uomo di Chiesa: innanzitutto perché non ci risulta che nelle Sacre Scritture i legittimi desideri degli omosessuali siano considerati «diritti»; in secondo luogo perché quando il Parlamento fu sequestrato da Renzi e obbligato a colpi di fiducia a votare le nozze gay che oggi tanto indignano i vescovi, non un sola voce si levò dalle gerarchie vaticane. A parte qualche coraggioso parroco di campagna, gli unici di quel mondo a protestare furono gli esponenti del Family day. Ma torniamo a Galantino: che nel suo mirino, pur senza citarlo esplicitamente, ci sia il partito di Alfano lo si capisce chiaramente dal retorico interrogativo che pone sul mutato atteggiamento sullo ius soli nel corso del passaggio parlamentare: «Alla Camera era stata approvata da chi oggi non ne vuole sapere. Come mai?». Un tempo sarebbe stato un vero richiamo all’ordine. Oggi è una minaccia a mano armata di pistola scarica: com’è giusto che sia, la Chiesa dispone solo di ex-voti e dal punto di vista elettorale non impressiona più nessuno.

Maggioranza di governo sempre più spaccata

Molto meglio di Galantino se ne rende conto il segretario di Stato cardinale Pietro Parolin che si preoccupa almeno di salvare le apparenze: «Bisogna – dice – trovare misure, sia per l’accoglienza dei migranti sia per la loro integrazione, al fine di permettere loro di inserirsi: la Santa Sede ribadisce i suoi principi, poi toccherà alla politica italiana decidere». Appunto, ognuno stia al proprio posto. Intanto, nella maggioranza il clima sullo ius soli resta incandescente: «Va approvato in questa legislatura e il governo deve adoperarsi per trovare i voti in Parlamento. L’atteggiamento di Alfano è inaccettabile», intima Rosy Bindi dalle colonne di Repubblica. Replica a distanza Maurizio Lupi, che di Ap è il coordinatore: «Lo ius soli è diventato ormai un tormentone». La Cei può attendere.