Ius soli, la Boldrini non si rassegna e insiste: «Questa legge s’ha da fare». Ancora? (VIDEO)

Così parlava Laura Boldrini neanche due mesi fa, e così continua a profetizzare e invocare, come se nel frattempo la risposta degli italiani alla proposta dem sullo Ius soli non fosse stata abbastanza netta e chiara. Come se nel frattempo dagli stessi artefici della proposta non fosse arrivato – istituzionalizzato dal dietrofront compagni del premier Gentiloni – lo stop al controverso provvedimento sulla cittadinanza agli immigrati. Come se nel frattempo Alfano e Lupi, sodali del governo dem, non avessero dichiarato a chiare lettere che la questione Ius soli si è chiusa, (e dovrebbe esserlo a doppia mandata). Come se nel frattempo alle recriminazioni e alle insistenze non proprio ortodosse mosse, solo per citare l’ultimo caso, dalla ex ministra Kyenge non avessero replicato abbastanza le argomentazioni di buon senso mosse da chiunque, interpellato sulla spinosa questione, ha fatto notare che, per esempio, i figli degli immigrati di stanza nel Belpaese godono già di tutti i diritti che un paese civile – come torna puntualmente ad evocare la Boldrini – deve garantire: dall’assistenza sanitaria alla scuola. E allora? Allora ancora non basta: e ancora poco fa la presidentessa della Camera è tornata a rialzare il sipario sullo psicodramma parlamentare intestato allo Ius soli.

Ius soli, la Boldrini non si rassegna e insiste sulla legge

E allora: «Se la politica è l’arte del futuro – è tornata a tuonare la Boldrini poco fa – questa legge s’ha da fare e io spero che si faccia. Se siamo convinti che è giusto, e io forse sarò un’idealista, fino all’ultimo dobbiamo provarci. Io penso che ci sia ancora spazio per concludere in modo positivo». Così ha insistentemente riproposto la vexata quaestio la presidente della Camera, intervenendo al Wired Next Fest, il festival dedicato alla cultura dell’innovazione in corso a Firenze, in Palazzo Vecchio, tornano a puntare i riflettori sullo ius soli durante un’occasione pubblica. «La legge approvata alla Camera pone condizioni per la cittadinanza», ha affermato la Boldrini, aggiungendo poi a stretto giro come «approvare questa legge è prendere atto della realtà e non mettere la testa sotto la sabbia. È nostro interesse fare di loro dei buoni cittadini», tornando a sventolare la velata esortazione a tenere calmi gli immigrati più “inquieti” disposti a mettersi in riga – come se improvvisamente quelle che la presidente della Camera definisce le risorse migratorie smettessero d’amble di delinquere e di minacciare i nostri costumi e la nostra sicurezza in forza dell’ostentazione di un netto rifiuto all’integrazione sociale e culturale – solo in nome di una certificata appartenenza demografica… «Se la politica è l’arte del futuro questa legge s’ha da fare», è tornata a insistere la Boldrini non doma.  Si rassegnerà prima o poi?