Il più ricco resta lo “zio d’America”. Italia 10ª nella classifica dei “paperoni”

Hanno voglia a dare addosso a Donald Trump facendolo passare per il presidente che con il suo protezionismo affosserà la florida economia americana. Si rassegnino perché sono i numeri a smentirli impietosamente. Gli Stati Uniti, infatti, restano la terra dei “paperoni”, con un numero sempre crescente di ricchi, invidiabile club riservato solo a quelli con un patrimonio finanziario personale superiore a 1 milione di dollari (escluse quindi case e opere d’arte).

Indagine della Cap Gemini sulla ricchezza mondiale

A rivelarlo è l’indagine 2017 di Cap Gemini che mostra come, in un solo anno, negli Usa il numero di queste persone estremamente benestanti sia salito addirittura dell’8 per cento, toccando quota 4 milioni 795 mila. L’aumento di chi può contare su un patrimonio “interessante” è un fenomeno globale che fa registrare un aumento di 1 milione e 150mila nuovi ricchi dal 2012 a oggi: in un solo anno questa fascia ristretta di popolazione (poco più di 15 milioni di persone, lo 0,2 per cento del totale mondiale) è aumentata del 7,5 per cento ma con un incremento degli asset dell’8,2. A livello geografico, a spartirsi i “paperoni” sono le quattro principali economie del pianeta: Usa, Giappone, Germania e Cina. Qui si concentra ben il 61,1 per cento dei ricchi contro il 58,9 di cinque anni fa.

“Paperoni” concentrati in Usa, Cina Germania e Giappone

E l’Italia? A dar retta a Cap Gemini non se la passa troppo male: è decima in classifica, con un numero di “paperoni” che in un anno è salito da 229 a 252 mila unità, che in termini percentuali fa un rotondo “più 10”. Davanti a noi, al quinto posto spicca il sorpasso della Francia (da 523 a 579 mila ricchi) sulla Gran Bretagna dove l’incremento è stato assi più limitato (+13 mila, per un totale di 568 mila). Completano la top ten Svizzera, Canada e Australia mentre la ripresa delle economie ha permesso un aumento a due cifre dei ricchi in Russia ( +20 per cento) e Brasile (+11). Cap Gemini sottolinea comunque come a trainare questa crescita globale siano soprattutto i super-ricchi (con asset superiori ai 30 milioni di euro) che in un solo anno hanno visto il loro beni finanziari crescere del 9,2 per cento. La società conferma poi la stima che la ricchezza in mano a questi benestanti possa superare nel 2025 i 100 mila miliardi di dollari, un valore cioè doppio rispetto al pil cumulato di Stati Uniti, Cina e Giappone.