Il Papa cambia tono sui migranti: un governo deve chiedersi “quanti posti ho?”

Forse non è una vera e propria “svolta”, come scrive Il Messaggero, ma sicuramente gli accenti con cui il Papa ha parlato dell’emergenza migranti sull’aereo, di ritorno dalla Colombia, hanno un sapore di novità. Non solo per gli elogi al modo in cui il governo ha affrontato il nodo delle partenze dalla Libia,ma anche perché papa Francesco ha chiarito che una cosa è avere il cuore aperto alla pietà verso la sorte di chi arriva sui barconi un conto è gestire il fenomeno con “la virtù propria del governante”, cioè la “prudenza”.

Che vuol dire? Che un politico deve chiedersi prima di ogni altra cosa: “Quanti posti ho?”. Insomma l’accoglienza indiscriminata porta solo alla non integrazione. E l’accoglienza senza integrazione è sbagliata. Queste le parole del Papa: “Io sento il dovere di gratitudine verso l’Italia e la Grecia, perché hanno aperto il cuore ai migranti. Ma non basta aprire il cuore. Il problema dei migranti è, primo, cuore aperto, sempre. E’ anche un comandamento di Dio, di accoglierli, “perché tu sei stato schiavo, migrante in Egitto” (cfr Levitico 19,33-34): questo dice la Bibbia. Ma un governo deve gestire questo problema con la virtù propria del governante, cioè la prudenza. Cosa significa? Primo: quanti posti ho? Secondo: non solo riceverli, ma anche integrarli. Integrarli. Io ho visto esempi – qui, in Italia – di integrazione bellissimi”. 

A chi gli chiedeva del problema dei lager libici dove vengono trattenuti i migranti, il Papa ha risposto che un problema umanitario esiste e bisogna prenderne coscienza ma il governo italiano se ne sta occupando.