Il Muro Torto trasformato in favelas: la denuncia choc sul degrado di Roma

Dovrebbero essere le vie di fuga in caso di incendi, invece i sottopassaggi di sicurezza del Muro Torto a Roma sono diventati dormitori e latrine per stranieri senza tetto. 

Il reportage sulle “Favelas sotterranee di Roma”

Ad accendere i riflettori su questa ennesima realtà di degrado estremo nella Capitale è stato Il Giornale, che ha dedicato alla vicenda un reportage dal titolo Le Favelas sotterranee di Roma, con cui è stata raccolta la richiesta di aiuto dei residenti e dei comitati di zona. «Qui non si può più uscire, soprattutto la sera. Sono stata scippata varie volte e la mia macchina e quella di mio figlio sono state spesso prese di mira», ha raccontato una anziana, riferendo anche di quando «un uomo e una donna si sono avvicinati e mi hanno importunata. Solo l’intervento delle forze dell’ordine mi ha salvato». Sono stati poi i commercianti della zona e il presidente del comitato difesa Esquilino-Monti-Castro Pretorio, Augusto Caratelli, che ha accompagnato i giornalisti nella loro discesa negli inferi cittadini, a riferire delle scene di straordinario degrado cui si assiste quotidianamente: dal monumento di Porta Pia trasformato in una pattumiera alla fontanella di Corso d’Italia usata per le lavarsi. 

Disperazione e degrado

È però quello che non si vede a destare maggiore preoccupazione. Il cronista Francesco Curridori è entrato, dove è riuscito, nei sottopassaggi, diventati una sorta di girone dantesco fatto di giacigli di fortuna e puzze nauseabonde. In uno ha incontrato «Norma Maria, una brasiliana dall’aspetto trasandato che sul braccio mostra i lividi e i buchi tipici dei tossicodipendenti», che ha raccontato di essere finita lì dopo 23 anni in Italia, per aver perso lavoro e permesso di soggiorno. Una storia di povertà e disperazione, insomma, alla quale però i residenti hanno aggiunto un altro tassello: «La sera – hanno spiegato al giornalista – la troviamo spesso che fa sesso all’aperto per avere in cambio anche semplicemente una bottiglia di vino».

Una situazione di pericolo per tutti

In un altro sottopassaggio, invece, Curridori non è nemmeno riuscito a entrare, a causa di un muro di puzza e sporcizia. Ancora peggio il terzo: è diventato il bagno “ufficiale” di chi vive in queste condizioni. Infine la quarta e ultima (ex) uscita di sicurezza, dove il cronista incontra una colombiana e un marocchino «visibilmente ubriachi (e non solo)». «Entrambi – si legge nel reportage – vorrebbero lasciare l’Italia per tornare nei rispettivi Paesi e se la prendono con lo Stato e con la Chiesa che non li aiuta». «Otto mesi fa abbiamo avuto delle persone che davano fastidio anche alle donne e ci sono delle denunce per molestie sessuali, mentre uno o due anni fa vicino a piazza Fiume è andato a fuoco un ragazzo. Sono tutte piccole bombe ad orologeria», ha commentato il fondatore dell’associazione Amici di Porta Pia, Paolo Peroso, sottolineando che oltre tutto «se si forma un incendio là sotto, la gente che deve scappare fa esattamente la fine del topo».