Il Duce all’assalto del grande capitale in Sicilia: documentario di Pennacchi

Che Antonio Pennacchi sia il più tenace e puntuale studioso delle città di fondazione è cosa nota. Un lavoro che dapprima si tradusse in una serie di articoli su Limes e che poi ha trovato forma in un libro edito nel 2003, Viaggio per le città del Duce, di recente ristampato da Laterza con il titolo Fascio e martello. Oggi queste sue conoscenze e competenze sono state riversate nel documentario “Viaggio per le città del duce – Borghi di Sicilia”, presentato ieri al Maxxi di Roma. Un viaggio nella più grande isola del Mediterraneo, tra i borghi rurali sorti durante il ventennio fascista e in cui si rappresenta l’esperienza progettuale delle città nuove in Italia a cavallo degli anni Trenta.

All’incontro, moderato da Lucio Caracciolo, sono intervenuti il regista Antonio CappuccioMassimo Rosolini, presidente dell’Ordine degli Architetti di Latina. Quest’ultimo ha ricordato che Latina-Littoria è una città “scandalosa” perché legata alla “memoria buona” del fascismo e ha fatto notare che all’inaugurazione della città era presente anche Marinetti che incoronò il Palazzo delle Poste come modello di architettura futurista. Pennacchi, prima ella proiezione del documentario, ha preso la parola per spiegare che il modello comunitario sotteso alle “città di fondazione” può e deve essere ancora oggi di esempio per superare il funzionalismo progressista che ha disegnato città per l’uomo-massa. Nei borghi rurali documentati nel film infatti troviamo tutto ciò che è essenziale alla qualità della vita: l’ambulatorio, la torre civica che rappresenta l’autorità dello Stato, l’osteria, la chiesa e la scuola, i negozi. 

I borghi (alcuni costruiti anche nel 1943) facevano parte – osserva Pennacchi – “dell’assalto al latifondo siciliano” decretato dal Duce nel 1939: 500mila ettari di terra che i latifondisti furono obbligati a dividere, mettere a  coltura e appoderare. Ogni 25 ettari doveva esserci una casa colonica, un podere, un contadino con la sua famiglia. 2507 poderi sorsero solo nel 1940. 

I borghi in cui ci accompagna Antonio Pennacchi – 25 quelli da lui scovati durante il primo viaggio tra le città del Duce in Sicilia accompagnato dalla moglie Ivana  – sono ormai fatiscenti, abbandonati, trascurati, ridotti a dormitorio per vagabondi. E ciò nonostante essi costituiscano delle entità “liriche” con architetture d’avanguardia, che ricordano le atmosfere di De Chirico, come l’arco che ci introduce al Borgo Livio Bassi (oggi Ummari) in provincia di Trapani. 

Notevole anche la fontana di Borgo Schirò (Monreale), la cui costruzione iniziò a cura dell’Ecls (Ente di sviluppo agricolo) nel 1939. Borgo Schirò visse il periodo di suo massimo splendore tra gli anni Quaranta e Cinquanta costituendo una realtà urbana compatta, viva e dinamica in cui si potevano contare circa 100 abitanti. Nel 1942 il borgo avrebbe dovuto essere oggetto di ampliamento, realizzando uffici, officine, ambulatorio veterinario ed alloggi, ma a causa della guerra le opere non furono mai iniziate.

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Notevole anche la storia di Borgo Caracciolo, costruito nel 1943 e distrutto nel 1965 ad opera degli eredi dell’ammiraglio Nelson dopo un lungo contenzioso con l’Ente di colonizzazione del latifondo. Il suo destino fu segnato dal nome inviso ai Nelson (il borgo era dedicato al principe Francesco Caracciolo, patriota napoletano) e dall’essere stato “fondato” proprio davanti al Castello della famiglia. 

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