Concorsi truccati, ecco perché le università italiane sono fanalino di coda

Lo scandalo dei concorsi truccati per docenti universitari ha giustamente creato sconcerto in tutto il Paese. Si sta spalancando uno scenario allarmante, che potrebbe spiegare la ragione dei ritardi del sistema italiano in un settore cruciale. L’insegnamento universitario è certamente il più grande traguardo a cui uno studioso possa ambire e l’idea che ricercatori di valore possano essere scartati per fare spazio a elementi non meritevoli è avvilente e inquietante. Per quale motivo gli studenti dovrebbero credere nel valore della giustizia e della meritocrazia se i primi a non rispettarli sono coloro che dovrebbero garantirli?

A tal proposito è stata significativa la nota del deputato di Fratelli d’Italia Bruno Murgia, membro della Commissione Cultura, il quale puntualizza su come la vicenda dimostri la totale mancanza di rispetto del diritto proprio da parte di professori che sarebbero deputati ad insegnarne il valore. Se pensiamo alle ultime classifiche pubblicate dai QS World University Rankings, dove per trovare la prima tra le italiane – Politecnico di Torino – dobbiamo scendere al 183° posto, capiamo perfettamente la gravissima situazione in cui versa la nostra Università. Certamente gran parte dei problemi sono riconducibili ai tagli devastanti per la ricerca e lo sviluppo, ma c’è da essere altrettanto convinti che questi nuovi scenari incidano, e non poco. 

Per ristabilire un equilibrio meritocratico non c’è che una via: premiare con finanziamenti le Università che, attraverso i propri docenti e ricercatori associati, pubblicano raggiungendo risultati degni di nota, penalizzando gli Atenei con pubblicazioni scadenti. Questo potrebbe funzionare come deterrente contro le assunzioni falsate di persone non qualificate. La professionalità e la voglia di lavorare vanno tutelate e incentivate attraverso questi meccanismi, perché la sana competizione tra intelligenze è il miglior antidoto contro la tristezza di chi si fa corrompere.