Gli 007 russi formalizzano l’accusa: «Telegram viola la legge sul terrorismo»

I messaggi criptati di Telegram finiscono nuovamente nel mirino delle autorità russe. L’Fsb, il servizio segreto che ha sostituito il Kgb, ha chiesto al servizio di messaggistica di rendere “accessibili” le conversazioni tra gli utenti, come previsto dalla legge Yarovaya, la normativa anti-terrorismo, che prevede stringenti misure di controllo del web. 

La replica: «Legge sul terrorismo anti-costituzionale»

A divulgare la notizia è stato il fondatore della società, Pavel Durov, precisando che la notifica per la violazione della legge è già stata formalizzata. Una prima richiesta, datata 14 luglio, ma recapitata solo il 21, concedeva a Telegram cinque giorni di tempo per consegnare le chiavi per decodificare i messaggi. La nuova comunicazione dei servizi di sicurezza interni è arrivata il 14 settembre. «A causa del mancato rispetto della legge anti-costituzionale della deputata Yarova, l’Fsb ha avviato una procedura amministrativa contro di noi che, secondo i nostri avvocati, si tradurrà inevitabilmente in una causa», ha spiegato Durov.

Contro Telegram accuse anche in Iran

Il fondatore di Telegram ha lasciato la Russia da tempo, dopo che era stato costretto a vendere le sue quote di VKontakte, il social che aveva fondato. Il giovane imprenditore ha ribadito che la società non consegnerà mai «neanche un byte di dati personali» dei suoi utenti. Ma per il servizio di messaggistica, che lo scorso anno contava 100 milioni di utenti e che ha continuato a crescere, la Russia non è il solo terreno ostile: in Iran, come ha fatto sapere il procuratore generale, Abbas Jafari Dolatabadi, i vertici della società sono stati formalmente accusati per il ruolo di Telegram in numerosi affari illeciti come la distribuzione di pedopornografia, il traffico di stupefacenti ed esseri umani, e per i contenuti estremisti, fra cui quelli legati all’Isis.