Dopo la Giordania, anche l’Iraq lancia l’offensiva contro l’Isis in rotta

Dopo le dichiarazioni della Giordania contro l‘Isis, oggi le forze della sicurezza irachena hanno lanciato un’offensiva contro l’Isis nella zona di deserto vicino al confine con la Siria. Lo ha reso noto in un comunicato il generale Abdul Amir Yarallah dell’esercito di Baghdad. Nell’operazione sono coinvolti l’esercito iracheno, le guardie di frontiera e le milizie paramilitari sciite Hashd Shaabi con l’obiettivo di liberare il villaggio industriale di Akashat e la strada che collega il villaggio alle zone vicino al confine, che fanno parte della provincia occidentale di Anbar. Akashat si trova a nordovest della città di Rutba, circa 370 chilometri a ovest di Baghdad. Ha una popolazione di circa cinquemila persone, ma solo nel 1985 è diventato un villaggio industriale sfruttando le cave di fosfato nell’area. La sua produzione è stata però limitata dalle sanzioni imposte dall’Onu dopo il 1991 e il 2003 ed è ora interrotta per la presenza dell’Isis nella zona. Intanto si apprende che un tribunale del Cairo ha condannato a morte sette miliziani del sedicente Stato Islamico responsabili della decapitazioni di 21 copti egiziani in Libia nel 2015. Il video della decapitazione collettiva, diffuso su Internet nel febbraio del 2015, era stato condannato dalla comunità internazionale e aveva dato il via a raid aerei egiziani contro l’Isis in Libia. Tre dei sette miliziani dell’Is sono stati condannati in contumacia. Secondo l’accusa, gli imputati avrebbero ricevuto addestramento militare in campo dell’Isis in Libia e in Siria. Ora spetta al mufti, la più alta carica religiosa egiziana, l’ultima parola sull’esecuzione della condanna a morte.