Dalla donazione ai trapianti: ecco che cosa accade prima dell’intervento

27 Set 2017 13:14 - di Redazione

Un uomo cardiopatico è morto all’ospedale San Camillo di Roma dopo il trapianto di un cuore già malato. Secondo il direttore del Centro nazionale trapianti, Alessandro Nanni Costa, l’organo “rispettava i criteri di idoneità”. Ma come funziona il processo donazione-trapianto? Innanzitutto, «il percorso che porta alla valutazione di idoneità del potenziale donatore di organi e tessuti è un processo multifasico e multidisciplinare», spiega sul sito del ministero della Salute il dottor Sante Venettoni, dirigente Area Medica del Centro nazionale Trapianti e membro della Commissione nazionale per la sicurezza dei trapianti.

Trapianti, ecco le valutazioni dei potenziali donatori

Valutazione prima del prelievo

– Anamnesi da raccogliere tramite i familiari: abitudini sessuali, uso di sostanze stupefacenti, malattie preesistenti quali malattie autoimmuni, infettive, neoplastiche, malattie ad eziologia completamente o parzialmente sconosciuta. L’anamnesi indaga anche la possibile presenza di malattie infettive diffusive in atto in altri membri della famiglia (es: malattie esantematiche in fratelli di donatore pediatrico). In assenza di un famigliare i dati anamnestici vengono cercati anche presso conviventi, conoscenti, medico curante.

– Esame obiettivo: ha lo scopo di evidenziare segni riferibili a malattie trasmissibili, di tipo infettivo o neoplastico. L’esame obiettivo esterno deve riguardare quantomeno i punti elencati di seguito: cicatrici cutanee; ittero; tatuaggi (possibile rischio di infezione); esantemi (particolarmente in soggetti pediatrici); segni palesi di uso di stupefacenti; palpazione della tiroide, della mammella, dei testicoli, di linfoadenopatie superficiali; esplorazione rettale in caso di donatore maschio di oltre 50 anni.

Vengono inoltre effettuati esami strumentali (Rx, ECG, ecocardiografia nei potenziali donatori di cuore, varie ecografie, TC toraco-addominale e visita senologica su indicazione clinica) e colturali (sangue, urine, ecc), escreato (refertabili dopo il trapianto se il donatore non ha evidenti segni di infezione in atto).

Segue la valutazione biochimica e sierologica. Indagini biomolecolari supplementari sono previste per quei donatori per i quali l’anamnesi, l’esame obiettivo o i risultati di esami di laboratorio facciano emergere dubbi.

Valutazione durante il prelievo

– Accertamento di tutti i sospetti, o elevati rischi, di malattie trasmissibili rilevati nelle fasi precedenti.

– Ispezione e palpazione degli organi toracici.

− Ispezione e palpazione degli organi addominali.

− Accertamento di tutti i sospetti di malattie trasmissibili rilevati nel corso delle ispezioni e palpazioni menzionate sopra.

Durante il prelievo l’équipe può disporre ulteriori esami diagnostici se all’ispezione e palpazione degli organi dovessero sorgere dubbi o sospetti di non idoneità (biopsie mirate a fini istologici sugli organi da prelevare).

A integrazione di questa misure, il Centro nazionale Trapianti supporta ulteriormente gli operatori della rete mettendo a loro disposizione una task force di esperti (Second opinion) per i casi clinici di dubbia interpretazione. La Second opinion è una Commissione di professionisti esperti nominati con decreto ministeriale ed è composta da due medici del Centro nazionale Trapianti, un medico legale, un infettivologo, un anatomo patologo e ultimamente da un rianimatore. La Second Opinion garantisce alla rete nazionale trapianti, 24 ore su 24, un supporto reale di elevate competenze ed è lo strumento consultivo a cui i gestori del donatore si rivolgono durante il processo di valutazione del donatore o dei singoli organi.

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