Da “WannaCry” a “Cerber”: nel 2016 rubati due miliardi di dati agli europei

Oltre due miliardi di dati e informazioni sensibili relativi ai cittadini europei sono stati sottratti e diffusi sul web nel 2016. Il dato emerge dal report Europol sul crimine informatico Internet Organised Crime Threat Assessment (Iocta) 2017, che analizza estensione e tipologie delle minacce informatiche che hanno colpito in Europa. I cyberattacchi che più diffusamente si sono registrati sono quelli con tecnica DDoS (Distributed denial of service) e ransomware. Nel 2016 si è assistito a un’esplosione dei tipi di virus responsabili di attacchi, cresciuti del 750% rispetto all’anno precedente. Oggi possono essere colpite su larga scala banche e imprese. Nel 2017 in tutti gli Stati membri si è osservata una crescita di questa particolare tipologia di malware che limita l’accesso al sistema o ai file dei dispositivi che infetta, chiedendo di solito un pagamento per riportare la situazione in condizioni di normale funzionamento. Nel 2016 le tipologie di ramsonware più diffusi sono stati Locky and Cerber, mentre nel 2017 (dato aggiornato al 12 maggio) c’è stata una diffusione senza precedenti del WannaCry, che ha colpito fino a 300mila vittime in oltre 150 Paesi nel mondo, raggiungendo target istituzionali come il servizio sanitario britannico e le telecomunicazioni spagnole. Il report Iocta 2017 evidenzia come le piattaforme per l’Internet of Things (IoT) siano target particolarmente bersagliati. Cresce il volume di materiale pedopornografico diffuso nel dark web. Proliferano gli attacchi ai sistemi di pagamenti online, alle carte elettroniche e gli sportelli bancomat.