Cosa sappiamo dei quattro stupratori di Rimini. La Polonia intanto chiede l’estradizione

I fratelli marocchini minorenni

Hanno 15 e 17 anni. Si sono costituiti. E’ stato il padre a consigliarli . Ma chi è questo padre? Un 51enne agli arresti domiciliari per furto. E la madre? Risulta ammonita per una serie di aggressioni ai vicini. Entrambi irregolari che però stazionano in Italia. Una famigliola niente male, quindi, nonostante il sindaco di Vallefoglia (Pd) continui a raccontare che l’integrazione funziona. Una famiglia temuta dai vicini, che hanno denunciato più volte le angherie subìte e che ora dicono ai cronisti: “da tre anni viviamo nel terrore”. E ancora: i due fratelli hanno già una robusta collezione di denunce, per furto e percosse. Impressionante la personalità del più piccolo, descritto dagli amici della suo comitiva come un violento che “vuole sempre fare a botte con tutti” e che “parlava sempre di uccidere o di violentare le donne”. A scuola era protagonista di atti di bullismo: ha tirato un bidone in faccia alla sua maestra. Ora i due fratelli negano le violenze (ma sono smentiti dalla testimonianza della trans peruviana) e cercano di addossare la colpa sul capobranco Guerlin Butungu: “Eravamo cagnolini al guinzaglio del più grande”. 

Guerlin Butungu

Era il capo. 20 anni, congolese. A Vallefoglia la sua banda era temuta e ritenuta pericolosa ma il sindaco, ancora una volta, minimizza. Era arrivato nel 2015, ottenuto lo status di rifugiato (il suo permesso sarebbe scaduto a settembre del 2018, tra un anno) ha trovato alloggio nella residenza Freedom che ospita 15 migranti. Ha fatto un tirocinio da cameriere presso un ristorante di Fano. Da aprile si è eclissato mettendosi con tutta probabilità a capo della banda di minorenni dedita a furti, spaccio e violenze varie. A fare da tramite tra Butungu e i due fretelli marocchini sarebbe stato il quarto componente della banda, il nigeriano di 16 anni Si faceva vedere con abiti costosi ma senza spiegare dove prendesse i soldi. Avrebbe frequentato i Testimoni di Geova anche se il loro portavoce ha smentito categoricamente le voci in merito. Di certo ha recitato la parte del buon rifugiato desideroso di integrarsi. Secondo Cristina Ugolini, la responsabile della Sezione Migranti della Cooperativa Labirinto di Pesaro che gestisce il servizio, il giovane congolese non avrebbe: “Mai creato problemi né avuto comportamenti inadeguati, seguendo le regole del servizio”. Butung nega ogni responsabilità e sulla notte dell’orrore dice: “Non c’ero, ho partecipato ad alcune feste in spiaggia, ho bevuto e mi sono addormentato, sono stato svegliato dai tre ragazzini e poi ci siamo spostati verso Pesaro”. 

La Procura di Rimini

Si apprende intanto che la Procura di Rimini chiederà il carcere per i tre minorenni arrestati. Le accuse sono rapina aggravata, violenza sessuale di gruppo e lesioni aggravate. Le pene teoricamente potrebbero superare i 20 anni. La Polonia ha già annunciato che chiederà l’estradizione.